Frode milionaria ai danni della Limoni. La procura chiede il processo per quattro

Chiesta l’archiviazione per due posizioni marginali
La Procura di Como, pubblico ministero Giuseppe Rose, ha richiesto il rinvio a giudizio per quattro delle sei persone iscritte sul registro degli indagati in merito alla colossale frode milionaria compiuta ai danni della catena di profumerie Limoni.
Per due sole posizioni è stata chiesta l’archiviazione, mentre i quattro attori principali rimangono accusati di associazione per delinquere volta a commettere più delitti di bancarotta fraudolenta, reati tributari e appropriazioni indebite.

Nei guai sono Piofrancesco Borghetti, 56 anni residente a Bologna, ancora oggi latitante ed ex amministratore delegato di Limoni Spa fino al 2008; Antonio Lemma, imprenditore di 51 anni ex titolare della profumeria Vapro di Mozzate fallita nel 2009; la moglie di Lemma, Maria Cristina Bartesago, 47 anni; Nazzareno Brandoni, 52 anni, ex direttore finanziario di Limoni Spa fino al 2008 e residente a Granarolo dell’Emilia (Bologna).
Detto di Borghetti, latitante, Lemma e Brandoni sono ai domiciliari, mentre la Bartesago è libera. Le indagini della Tributaria della guardia di finanza di Como partirono proprio dal fallimento della Vapro.
Il meccanismo della truffa, in estrema sintesi, consisteva nell’acquisto di profumi proprio dalla Vapro a prezzi irrisori che a stento coprivano i costi. I prodotti, dopo una complessa serie di passaggi effettuati tramite società compiacenti in Italia e all’estero (Stati Uniti compresi) venivano rivenduti a prezzi gonfiati, a danno non solo della stessa Vapro (che secondo l’accusa già versava in un grave stato di insolvenza) ma anche della Limoni, destinata ad acquistare la stessa merce prodotta dalla Vapro, dopo molti ”giri”, a prezzi e condizioni estremamente sfavorevoli. Un illecito arricchimento dei responsabili della frode, sostiene ancora l’accusa, ottenuto depauperando il patrimonio della Vapro con un danno all’erario in termini fiscali, per una base imponibile sottratta a tassazione pari a 27 milioni di euro.

Mauro Peverelli

Nella foto:
La procura di Como ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone, una ancora latitante

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