Frontalieri in Ticino, il boom è stato nel decennio 2004-2014

Frontalieri

I numeri, molto spesso, spiegano più delle parole. A patto che sia possibile darne un’interpretazione corretta.
E ci sono questioni che sui numeri fondano tutta la loro importanza. Una di queste riguarda i frontalieri in Canton Ticino. Terreno politicamente molto spinoso.
Pochi giorni fa, l’Ufficio federale di Statistica ha diffuso gli ultimi dati, relativi al terzo trimestre 2020. Per la prima volta, i frontalieri nel cantone di lingua italiana hanno superato quota 70mila. Un numero enorme, se si considera che in Ticino vivono 353mila persone (compresi anziani e bambini) e che il mercato del lavoro assorbe una manodopera totale di 235mila persone (ultimo dato disponibile dicembre 2018, in calo – secondo le rilevazioni congiunturali post pandemia – di circa 5mila unità).
Questo significa che poco meno di un terzo degli impieghi ticinesi, stando alle nude cifre, è appannaggio dei frontalieri (vedremo, però, che il dato va appunto interpretato). E che il rapporto tra frontalieri e residenti è di 1 a 5.
Questa settimana, l’Ufficio cantonale di statistica di Bellinzona (Ustat) ha a sua volta pubblicato sei nuove tabelle con i numeri aggiornati dei frontalieri in Ticino. Una messe di dati che spiega anche in parte alcune tendenze del mercato del lavoro d’oltrefrontiera.
Intanto, dei 70.078 frontalieri registrati alla fine del terzo trimestre in Ticino, la quasi totalità è italiana (69.916). Residuali le quote di tedeschi (51), francesi (48) e austriaci (9), così come quelle dei lavoratori provenienti da altri Paesi (54). Il tema del frontalierato riguarda quindi il rapporto con l’Italia e, in particolare, con le province del Nord della Lombardia.
La serie storica analizzata dai ricercatori dell’Ustat inizia nel 2002, anno in cui (sempre nel terzo trimestre) i lavoratori che quotidianamente si recavano in Ticino provenienti dai territori di confine erano 32.595: meno della metà di adesso.
Il vero boom dei frontalieri, in realtà – e questo è un altro dei dati più interessanti che emergono dalle tabelle dell’Ustat – non c’è stato negli ultimi anni ma tra il 2004 e il 2014. Nonostante la grande crisi del 2008, nei dieci anni citati il numero dei frontalieri è passato da 35mila a 64mila, con incrementi annui del 10-12%. Un trend che, almeno in queste proporzioni, si è fermato: tra il 2014 e il 2020, infatti, la crescita è stata complessivamente del 10,8%, e negli ultimi 4 anni addirittura del 2,8% in totale, ovvero dello 0,7% all’anno. Una curva che si sta rapidamente appiattendo, e che testimonia forse il raggiungimento di una saturazione del mercato del lavoro.
C’è un punto, però, che andrebbe chiarito, e sul quale né l’Ustat né le autorità cantonali hanno mai fornito cifre precise: quanti sono i frontalieri effettivi? I dati trimestrali riguardano infatti i permessi G rilasciati ai singoli lavoratori, ma bisognerebbe definire frontalieri coloro i quali effettivamente lavorano in Ticino. Inoltre: quanti sono i dipendenti a tempo pieno? E quanti a tempo parziale? La scrematura del dato permetterebbe di valutare con maggiore chiarezza il fenomeno che tanto fa discutere la politica e la società ticinesi.

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