Gardini: «Non è il porto d’armi a dare sicurezza». Pontiggia: «L’importanza strategica delle Bcc, istituti di comunità»

Da sinistra, Mauro Frangi e Giovanni Pontiggia

«La sfida per il futuro del Paese passa dall’inclusione e dalla coesione sociale. Se vogliamo costruire sicurezza non dobbiamo pensare a distribuire il porto d’armi a tutti o ad alzare barriere e chiudere frontiere. Dobbiamo tentare di dare a tutti i cittadini identiche possibilità di costruire il futuro facendo in modo che abbiano un lavoro».

Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative e numero uno di Conserve Italia, la più grande azienda nazionale di trasformazione alimentare, ha spiegato ieri in poche e semplici parole il senso e lo spirito della cooperazione. E i motivi per i quali politiche di sussidio non bastino a cambiare l’italia.

«Il lavoro esalta la dignità delle persone e le riposiziona al centro del contesto sociale – ha detto Gardini parlando alla platea dell’assemblea annuale di Confcooperative Insubria – ecco perché dobbiamo rimettere il lavoro al centro di ogni azione politica».

Le aree più deboli del Paese, ha aggiunto Gardini, rischiano di restare «tagliate fuori dalle direttrici infrastrutturali, tecnologiche e sociali dello sviluppo». Motivo per cui il «messaggio del reddito per tutti» ha un senso se serve a ridistribuire lavoro. Altrimenti, «le differenze sono destinate ad aumentare. Non soltanto tra chi può e chi non può, tra ricchi e poveri», ma tra chi sarà in grado di avere un futuro e chi, invece, dovrà sempre dipendere dagli altri. Integrazione e coesione, dunque, come sfide per il futuro.

Un tema, il futuro, di cui ha parlato anche Giovanni Pontiggia, presidente della Bcc Brianza e Laghi, una delle banche associate a Confcooperative Insubria.

«Al di là dei risultati interni, che pure sono molto importanti, va sottolineato un punto: il ruolo della cooperazione non è ancora completamente considerato nel suo valore pieno. Il nostro modello può rappresentare, nel momento economico che stiamo vivendo, un modo per affrontare e risolvere i problemi occupazionali».

Questa «diversità», ha spiegato ancora Pontiggia riferendosi alle altre banche locali, è «netta. Noi siamo banche di comunità, non di prossimità. Dobbiamo essere considerate in primo luogo strumento per creare nuove imprese e nuovo lavoro. Per il futuro del territorio, anche in questo contesto difficile, siamo quindi assolutamente essenziali».

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