Generazione TikTok: tutti i rischi per gli adolescenti

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Autolesionismo, giochi estremi. Non ci bastava la pandemia. Drammatiche pagine di cronaca degli ultimi giorni hanno portato ancora una volta genitori ed educatori a interrogarsi sull’uso che bambini e adolescenti fanno di un social come il cinese TikTok. Roberto Pozzetti, psicanalista comasco, ha appena pubblicato un ampio studio sul tema dal titolo Il corpo su TikTok: perché il social spopola tra i preadolescenti sul sito Agendadigitale.eu.
Pozzetti tiene incontri gratuiti via Skype con l’associazione InOut di Albate (info al 344.158.75.45, appuntamenti il 1° febbraio alle 16 e il 17 febbraio alle 9). Di fronte alle notizie allarmanti legate a un abuso di questo come di altri social la tentazione è disinstallare subito le app relative o addirittura sottrarre il telefonino ai minori. Non facile, mentre impera la didattica a distanza.
Quali sono allora i fattori del successo di TikTok? «Nel territorio chiuso e protetto della propria cameretta – scrive Pozzetti – la dimensione imitativa di rispecchiamento si va ad accentuare in una condivisione di esperienze con amici del mondo virtuale».
Pozzetti richiama quanto prescritto dalla Società Italiana di Pediatria: niente cellulari fino agli 8 anni, e comunque limitare a pochissime ore giornaliere il tempo trascorso al cellulare dai propri bambini in tenera età. Facile in teoria, ma in pratica occorre un non semplice lavoro di educazione alla misura e alla responsabilità. Ma non è colpa solo di TikTok secondo Pozzetti: «Imputargli il rischio di esporre i giovanissimi a contatti con situazioni potenzialmente incitanti l’autolesionismo implicherebbe il tralasciare quello che purtroppo avviene da decenni sul web. Fenomeni come il cyberbullismo, la diffusione dei siti che idealizzano l’esperienza anoressica o che diffondono l’esperienza del cutting (il tagliuzzarsi) o appunto l’inneggiare al suicidio risultano tristemente infiltrati nel web».
TikTok ha scoperto un mercato e lo sfrutta: i bambini che diventano adolescenti e hanno bisogno di sfogarsi, e vivere esperienze relazionali: «TikTok – scrive Pozzetti – sembra valorizzare in modo simpatico e divertente la creatività dei giovanissimi. Non a caso, “fare un Tik Tok” è divenuto uno dei passatempi preferiti di tantissime ragazze e di tantissimi ragazzi nei momenti del primo rigido lockdown della scorsa primavera ma anche nei periodi caratterizzati da zone rosse e zone arancioni dinanzi al perdurare della drammatica emergenza coronavirus. Preadolescenti, adolescenti e giovani, si dedicano non soltanto a trasmettere brevi spezzoni di brani musicali che li appassionano ma anche a convogliare la propria energia con tanta voglia di vivere nel progettare, organizzare e realizzare delle brevi narrazioni». «Un tempo ci si faceva un selfie – commenta al telefono Pozzetti – Ora molti giovanissimi preferiscono il social cinese perché permette di esprimere qualcosa di sé a livello corporeo. Quel corpo che resta chiuso in casa per gran parte della settimana, spesso ininterrottamente, senza tregua, per diverse giornate consecutive».
Da poche ore gli studenti in zona arancione tornano sui banchi. «Ecco il valore insostituibile della presenza: non tanto sul piano della didattica ma delle relazioni, della socialità, della condivisione. Quello che i nostri bambini che crescono cercano di trovare nel digitale» conclude Pozzetti.

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