Giallo internazionale a Maslianico: l’assegno da 100 milioni è… scaduto

Il valico doganale di Maslianico

Assume i contorni di un giallo internazionale il sequestro avvenuto lo scorso 20 novembre – ma di cui si è saputo solo ieri – al valico di Maslianico. Una Alfa Romeo 166, che stava facendo ingresso in Svizzera, era stata fermata per un controllo casuale. A bordo c’erano quattro uomini: un calabrese 56enne già ben noto alle forze dell’ordine e ritenuto essere vicino a un clan malavitoso, un fiorentino 45enne, un iraniano 38enne e un afghano residente in Germania (60 anni). Con loro c’era però anche un assegno da 100 milioni di euro emesso da una banca elvetica – con sede a Ginevra – tempo addietro.
Assegno che tuttavia pare fosse scaduto da un mese, ovvero dall’ottobre 2019.
Tanto non è bastato tuttavia ai quattro a bordo per evitare di essere iscritti sul registro degli indagati della Procura di Como (pubblico ministero Simona De Salvo) con l’ipotesi di reato di riciclaggio.
Secondo quanto riportato dalle agenzia di stampa (la Procura su questo punto non conferma), a bordo c’erano anche documenti che attestavano una gigantesca compravendita di Bitcoin, di cui l’assegno avrebbe dovuto essere la garanzia. Assegno che, tuttavia, da almeno un mese abbondante non aveva valore.
Motivo, quest’ultimo, che tinge ancora più di giallo una vicenda su cui sono ancora molti i lati oscuri.
L’assegno era stato comunque emesso regolarmente dalla banca elvetica, quindi attestava una reale disponibilità di quei cento milioni di euro.
A cosa servivano quei soldi? E cosa ci facevano in mano ai quattro trovati a bordo dell’auto, nessuno dei quali intestatario del documento?
A cosa serviva, insomma, quell’assegno? Intanto, i legali che assistono uno dei quattro identificati dalla guardia di finanza di Ponte Chiasso, hanno presentato un’istanza al tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro di quanto rimasto nelle disponibilità della Procura di Como.

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