Giovanni Allevi, “solitario” a Lugano

Live da non perdere
Chi meglio di Massimo Bubola può cantare la terra di Dublino al “Festival di San Patrizio” a Milano? Probabilmente nessuno, perché Il Cielo d’Irlanda, brano portato al successo da Fiorella Mannoia con l’album I treni a vapore, l’ha scritta lui. Domenica 16 marzo, alle 22, sul palco della Fiera Rho Milano, dove è in svolgimento la kermesse, il cantautore veronese rispolvererà

il suo celebre repertorio unendolo alle canzoni di In alto i cuori, un disco ricco di nuova linfa compositiva. Bubola è un musicista di rara intensità, un poeta dalla penna lucidissima che non scopriamo certo oggi. Le sue collaborazioni passate, su tutti parla quella con Fabrizio de André, hanno contribuito a scrivere alcune tra le pagine più illuminate della storia della musica d’autore italiana; i suoi lavori hanno lasciato un’impronta stilistica chiara, riconoscibile. In questo caso, dopo l’ottimo Ballate di Terre & Acqua, l’ispirazione lirica risulta più che mai autentica e sincera; malinconica, ma mai rassegnata, la scrittura di Massimo resta altissima e fluida soprattutto nella capacità di saper leggere l’attualità senza mai cadere nei luoghi comuni.
A Cantù, sul palco del live club All’1&35circa, lunedì 17 marzo, alle 21, è il turno di un grande cantautore americano, Malcolm Holcombe. Nelle sue canzoni e nella sua incredibile voce gutturale, si può sentire l’eco delle Blue Ridge Mountains dove Holcombe è cresciuto, in North Carolina, ma anche quella commistione di strumenti acustici e piccole storie che rendono le sue ballate una porta aperta verso l’America più appartata. Dopo una manciata di ottimi album, tra i quali l’indimenticabile Hundred Lies, Holcombe ha poi realizzato Gamblin House, un disco nel quale il songwriter, ora residente a Nashville, non risparmia critiche al suo Paese e dove il tessuto musicale è cucito attorno alle chitarre, suonate da Malcolm con il suo inconfondibile stile percussivo. Dal vivo, dove ora si sono aggiunte le ottime canzoni di To Drink The Rain e Down The River, Malcolm offre il meglio di sé, trasformando il suo concerto in un’incredibile esperienza dove rivivono lo spirito dei bluesmen pre-bellici, la delicatezza dei migliori storytellers americani e il profumo del profondo Sud statunitense.
James Blunt, il soldato del pop britannico, lo scorso anno è atterrato sulla luna. Per raccontare il suo ultimo viaggio discografico, Moon Landing, appunto, l’ex militare inglese sbarca al Forum di Milano martedì 18 marzo, alle 21. In scaletta nuove canzoni e vecchi successi, su tutti quelli del folgorante esordio Back to Bedlam del 2004, disco che partorì singoli da vendite record come You’re Beautiful.
Per Giovanni Allevi è arrivato il momento dell’atteso concerto al Pala Congressi di Lugano, previsto mercoledì 19 marzo, alle 21. Dopo l’ambizioso progetto sinfonico, il maestro torna quindi in Canton Ticino per una tappa del suo “Piano Solo Tour 2014”.
Proprio a Lugano, come ha ricordato lo stesso Allevi in una recente intervista sul Corriere di Como, aveva registrato Alien, un disco ormai indissolubilmente legato alla Svizzera. Quello “solitario” per il pianista resta comunque un grande momento, che non ha meno intensità di altri, anzi, questa profonda situazione di solitudine gli permette di esorcizzare la sua anima tormentata, di entrare in simbiosi con lo strumento, condizione indispensabile per comunicare con il pubblico.
Per Allevi trasmettere emozioni senza filtri è una regola fondamentale, non ci devono essere barriere tra il musicista e l’ascoltatore mentre si prova a raccontare anche il buio e non solo gli slanci. Solo così si arriva alla magia di un contatto profondo. In un’epoca in cui tutti urlano, si potrà riscoprire come il pianoforte riesce ancora a sussurrare parole all’anima con grande delicatezza.
Maurizio Pratelli

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