Gli abiti delle comasche: guardaroba inestimabili

altIl nostro viaggio oggi fa tappa al cospetto di uno scrigno inestimabile. Sono circa 150 abiti di sartoria, “tesori di famiglia” gelosamente custoditi, affiancati ad accessori d’epoca. Sono custoditi al Museo della Seta, in uno speciale caveau a prova di tarme.
La collezione, che si progetta di esporre in occasione di Expo 2015, in coincidenza con il primo quarto di secolo di attività del museo, è un’occasione molto particolare per riscoprire linee, splendori e maestria tecnica d’altri tempi, oggi ritornati di grande interesse.

Abiti per ogni occasione, da pomeriggio e da sera, che le signore della Como bene si facevano realizzare rigorosamente a mano da sarte della città e qualche volta anche di Milano. 

Tra gli accessori meritano particolare attenzione i merletti e i ricami e una collezione di biancheria intima femminile, che il museo ha già valorizzato. Filo conduttore della collezione è la seta, con cui sono confezionati gran parte dei capi. Gli abiti, oltre a raccontare episodi di un’epoca, evidenziano tecniche e lavorazioni estremamente preziose, tutte legate dal nobile filo.
Gli abiti, tutti giunti al museo per libere donazioni («Ma chi l’ha detto infine che i comaschi sono poco generosi?», commenta Bruna Lai, memoria storica del museo e anima del suo “Centro di documentazione tessile”), vanno dagli anni Venti agli anni Settanta del ’900. Ci sono anche vestitini per bambini, porta-enfant e completini da battesimo, un kimono, e poi una miniera di scarpe, cappellini, stole, ornamenti piumati. L’obiettivo del museo è documentare tutta la filiera tessile e in qualche caso si riesce a raccontare, di questi abiti, anche il dna delle fodere. Basta interfacciare i dati in possesso delle archiviste. Che per ognuno di questi 150 capi hanno il compito di realizzare una completa carta di identità con foto, misure, provenienza, età, materiali e dove possibile anche i campioni di tessuto originali e articoli della stampa dell’epoca che li raffigurano. I 150 abiti una volta inventariati e schedati saranno esposti in armadi originali che provengono da un luogo simbolo per la città, l’ex tintostamperia Ticosa. Un patrimonio inestimabile, dato che il mercato del vintage d’alto bordo va proprio a caccia di pezzi come questi.

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