Gli anni Cinquanta nei racconti di Saibene

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In tempi come i nostri, nei quali l’immagine viene privilegiata a scapito della parola scritta, l’imprenditore e scrittore comasco Alberto Saibene, scomparso lo scorso gennaio, era un raro esempio di lettore onnivoro e di uomo famelico di cultura.
«Attendeva le novità librarie con la stessa ansia del mosaicista a cui mancano le tessere per completare la propria opera – ricorda l’amico Giovanni Lischio, scrittore e poeta – Simbolo di quest’ansia è l’ex libris che si era disegnato personalmente, un ramo reciso sormontato da un ricco fogliame, che applicava ai libri della sua vasta biblioteca. Appassionato di storia, seppe trasfondere la sua passione per le ricerche locali in un ponderoso volume dedicato a Cirimido, il piccolo paese in provincia di Como dove ha voluto essere seppellito».
Saibene aveva la passione per la scrittura, come testimonia il trittico poliziesco Tre donne in giallo. Postumo è da poco uscito Pas d’adieu che raccoglie solo cinque dei numerosissimi racconti a cui pensava nelle sue notti insonni. Il libro si articola in cinque brevi capitoli, ciascuno dei quali ruota intorno a personaggi ed episodi nei quali, sull’invenzione fantastica, tende a prevalere l’elemento autobiografico.
«Ne nasce l’affresco di un’epoca perduta, gli anni ’50, avvolta in un’atmosfera di nostalgia per i sogni di una gioventù che, il più delle volte, non andavano oltre il perimetro, profumato di lago, della Tremezzina – ricorda Lischio che ha collaborato alla preparazione del volume – Sogni spesso irrealizzati che, nella memoria dell’autore e dei suoi compagni di gioventù, acquistano il sapore delle rose non colte di gozzaniana memoria. È ciò che accade per esempio in “Piazza Campidoglio” ai tre ragazzi che, per fare colpo su due bellezze ritenute nordiche, in realtà italiane, si tuffano coraggiosamente dall’alto della pagürascia. Oppure, nel terzo racconto “Mammina”, in cui il solo affiorare del vezzeggiativo sulla bocca della protagonista rompe irrimediabilmente l’incantesimo di un incontro amoroso. Altre volte, invece, i sogni prendono corpo e vita. È il caso della “ragazza” – il nome è pudicamente taciuto – che anima il racconto “Il frinire delle cicale”, dove la storia d’amore si consuma in nome della comune passione per la pittura».

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