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Gli studenti e la ripresa di settembre

di Adria Bartolich

Siamo ai primi segnali positivi nella lotta contro il Covid 19. Finalmente scende la curva dei ricoveri e anche il numero di morti. Il numero di infetti è sempre alto ma  siamo riusciti, facendo qualche sacrificio, a ridurre la pressione  sugli ospedali.

In Lombardia comunque la situazione rimane grave e anche se nelle altre regioni lo è meno  mi pare molto difficile potere pensare a una riapertura delle scuole prima di settembre. Anzi, penso che anche a settembre tornare a fare scuola sarà una faccenda molto complicata. Per lo meno non si potrà fare come si è sempre fatto.

Questo per una serie di ragioni che chiunque conosca la scuola intuisce benissimo. In primo luogo gli spazi a disposizione.  Lasciamo perdere i casi limite delle classi pollaio  e occupiamoci di classi normali, parliamo di situazioni ottimali che molte scuole sognano. Fare una lezione a tutti gli alunni di una classe intera,  finchè non si troverà il vaccino per combattere il virus, sarà impossibile, in primo luogo per il mantenimento della famosa distanza sociale.

Occorrerà perciò pensare a turni per piccoli gruppi.  Non è l’unica ragione, ce n’è un’altra altrettanto importante che è l’età degli studenti.  Se si può pensare che possano stare relativamente fermi i ragazzi delle superiori, almeno quelli delle ultimi classi, è letteralmente impossibile immaginare che i bambini dell’infanzia o delle elementari, ma anche i ragazzini delle medie e del primo biennio delle scuole superiori, possano essere tenuti sotto controllo, sempre ammesso che riescano a resistere per ore con mascherina e guanti e senza toccarsi.

Non stiamo parlando di  una malattia qualunque bensì  di una forma  epidemica.  Orbene, per rispettare distanze e sicurezza è verosimile che i gruppi non potranno essere composti da più di sette, massimo otto  studenti,  il che vuol dire che occorrerebbe  prevedere una rotazione in almeno  tre  turni, oppure una lezione in tre aule con tre insegnanti diversi. Cioè nuove assunzioni; ma non dimentichiamoci che stiamo chiedendo aiuti all’Europa e avremo le imprese al collasso ed è con i soldi del lavoro  privato che si mantiene il sistema pubblico.

Per non fare ipotesi fantasiose è un po’ propagandistiche, perciò,  credo sia molto più realistico pensare a una formula mista, qualche ora in presenza pochi alla volta,  e una prosecuzione della didattica a distanza che sta rivelandosi un’esperienza interessante anche per i ragazzi. Certo, il ministero deve affrettarsi a predisporre una propria piattaforma, corsi di formazione  per  il personale non delegabili a enti privati com’è stato fatto spesso finora e raccogliere quanto di buono è stato fatto in questo periodo per farlo diventare patrimonio di tutte le scuole d’Italia.

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