Gli svizzeri decidono, noi guardiamo

Gottardo e Pusiano – Due progetti, due modi diametralmente opposti di agire
Viabilità, impietoso parallelo fra Italia e Confederazione elvetica
La notizia è di quelle gustose, che si prestano a molte riflessioni e insegnano a volgere altrove lo sguardo per imparare qualcosa.
Il maggiore quotidiano del Cantone di lingua italiana titolava ieri in prima pagina: «Ticino isolato per 900 giorni». Qualcuno avrebbe potuto pensare a un’improvvisa quarantena imposta per chissà quale cataclisma batteriologico. Nulla di tutto ciò. Semplicemente, con una dose di ingenuità che noi giudichiamo eccessiva, gli svizzeri riflettono ad alta voce
adesso su ciò che accadrà fra dieci anni. Hanno cominciato a porsi oggi il problema della «necessaria ristrutturazione» del tunnel del San Gottardo, che dovrà essere completata nel 2025. C’è chi dirà: sono matti. Assolutamente sbagliato.
I pazzi siamo noi. Che per una nevicata più intensa delle previsioni inchiodiamo migliaia di persone sull’autostrada più importante del Paese. Al gelo. E senza soccorsi. I pazzi siamo noi che a quattro anni dall’apertura del secondo tunnel ferroviario del Gottardo, l’ormai popolarissimo Alptransit, non abbiamo nemmeno i progetti del quadruplicamento della rete dalla frontiera in direzione Milano. I pazzi siamo noi, che facciamo dell’emergenza l’unico motivo valido per ragionare sulle cose. La programmazione non è nelle nostre corde. Genio e sregolatezza, si dice. Ma anche, vivi e lascia vivere. Finché non ti cade addosso il mondo. Dopo, allora, inizi a preoccuparti. A cercare un rimedio, nella speranza ovviamente che non sia troppo tardi.
Torniamo al Gottardo e ai suoi (e nostri) problemi. Nei giorni scorsi l’ufficio federale delle strade – una sorta di Anas rossocrociata – ha presentato al governo di Berna il suo rapporto conclusivo sul necessario rifacimento del tunnel autostradale.
Della cosa si parlava da tempo, almeno dal 2008. Adesso sono nero su bianco le alternative (cinque) con relativi costi e tempi di realizzazione. Il governo federale sembra orientato a scegliere la prima di queste soluzioni: chiusura totale per 900 giorni e investimenti per 1,23 miliardi di franchi svizzeri, poco meno di un miliardo di euro. Esclusa, al contrario, la più onerosa delle ipotesi: la costruzione di una seconda galleria. Servirebbero 2 miliardi di franchi e 8 anni di lavoro. Troppi.
Ovviamente, la chiusura per 900 giorni del tunnel autostradale che collega il Nord e il Sud dell’Europa non è cosa da poco. Suscita discussioni, ara il terreno fertile delle polemiche.
Il Canton Ticino ha levato gli scudi. Non ne vuole sapere. Sostiene che l’isolamento sarebbe totale, il danno economico gigantesco, soprattutto per i settori turistico e della logistica.
Inutile fare previsioni sulla scelta finale, che comunque avverrà in tempi non biblici. Qualunque sarà la decisione, si può scommettere che verrà presa sul serio. Terribilmente sul serio.
Saranno rispettati i tempi, organizzati nel dettaglio i particolari, eliminati il più possibile i problemi.
Qualcuno sarà scontentato, altri saranno soddisfatti. Ma la regola della politica che non voglia essere soltanto un insulso gioco per il consenso è proprio questa.
E noi? È presto detto. Continuiamo a «farci del male». Persistiamo nella tradizione che vede il trionfo della superficialità e dell’approssimazione. Quantomeno sul terreno della grande viabilità. L’ultimo esempio giunge da Pusiano, dove da anni si discute sulla costruzione di una inutile variante da 33 milioni di euro. Dopo interminabili dibattiti, alcuni mesi fa sembrava che i lavori potessero partire.
La Provincia ha pubblicato il bando, ben 16 sono state le offerte giunte a Villa Saporiti dalle imprese che hanno partecipato alla gara.
I 10 anni che la Svizzera utilizzerà per verificare fin nel dettaglio come superare senza troppi guai gli effetti di un cantiere da un miliardo di euro, noi lo abbiamo usato per decidere se fare o no una strada assolutamente inutile. Poi, nel momento in cui gli operai hanno preso (metaforicamente, s’intende) tra le mani il piccone e la cazzuola, la Regione ha pensato bene di comunicare la “scomparsa” dei fondi necessari.
I contributi che giacevano dal 2001 tra i residui sono evaporati. Per essere più precisi, sono stati “tagliati” dalla legge di stabilità, quella che fino all’anno scorso si chiamava “finanziaria”.
Una beffa. La cosa davvero incredibile di questa vicenda è l’effetto paradossale, tipico di una politica che ha perso completamente la bussola (e, con essa, l’orientamento). Sì, perché favorevoli e contrari alla strada hanno gridato entrambi allo «scippo». In questo caso, dei soldi. La Lega è andata a battere cassa a Roma dove i dirigenti del Carroccio hanno sforbiciato quello che a Como pensavano di avere già ottenuto. Chi non ha mai apprezzato il progetto della variante, considerandolo uno spreco di risorse, si rammarica adesso che i soldi siano finiti altrove (a proposito, dove?) ma spera, in cuor suo, che quegli stessi soldi non tornino mai alla base.
Nel frattempo, le 16 aziende che speravano di stipulare un contratto sono in attesa di sapere se hanno buttato via i soldi dei francobolli.

Nella foto:
Una simulazione al computer della galleria di Pusiano e della viabilità ad essa collegata: un’opera che non si farà mai per mancanza di fondi

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