Goethe sul Lario? Lasciateci divertire

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di Lorenzo Morandotti

Il 24 e 25 ottobre prossimi al Teatro Sociale di Como  nell’ambito della stagione “Notte” il Werther di Massenet riporterà i riflettori sull’opera letteraria che lo ha ispirato, I dolori del giovane Werther di Goethe. E qui si apre un  giallo. Se si cerca  su Internet “Goethe+Lago di Como” scorrono  citazioni di frasi del grande scrittore tedesco relative al Lario. Per chi volesse sapere di più sul contesto del mito del “grand tour” che Goethe ha alimentato con il suo celebre Viaggio in Italia riferito al 1786-1788, le letture critiche non mancano.

Possiamo citare almeno Goethe-Stendhal: mito e immagine del lago tra Settecento ed Ottocento a cura di Emanuele Kanceff. Che racconta appunto con dovizia di saggi anche di argomento comasco quanto l’immagine del lago sia stata topos di elezione per poeti e artisti  soprattutto a partire dal XVIII secolo. Ma  Goethe non è Clooney: non ha rilasciato interviste con dichiarazioni d’amore per il Lario: «”Vaporosa chiarezza”, così Goethe descriveva le atmosfere del Lago di Como, dove fece tappa nel 1788». Lo si legge su un sito che decanta le doti di  buen retiro del Lario, capace di far presa presso le  nobili famiglie   del XVIII secolo così come oggi presso Vip di Hollywood o danarosi ex sovietici.

Peccato che, come ci riferiscono esperti germanofili e  conferma una rapida scorsa in biblioteca nei testi goethiani, il poeta tedesco non abbia mai citato testualmente il Lario né tantomeno ne abbia cantato le lodi in tali termini. Un episodio di  fake news che dal secolo dei Lumi si irradia fino a oggi? Forse, aspettiamo di  essere smentiti da qualche germanista di professione che abbia compulsato tutto Goethe,  note della spesa comprese. E intanto lasciateci sognare e,  direbbe Palazzeschi, divertire: come si può verificare nella bella biografia di Italo Alighiero Chiusano edita da Rusconi e nelle sue note di introduzione al Faust per Garzanti, Goethe, che era viaggiatore incallito, passò sicuramente dal Lario nel  ritorno verso Weimar, dopo avere ammirato il Cenacolo leonardesco e aver detto peste e corna del Duomo milanese. E  come riportato da Eckermann nel suo Gespräche mit Goethe che ora leggiamo nei Millenni einaudiani, fu un fan dei Promessi Sposi di Manzoni. Quanto basta per ingaggiarlo a pieno titolo tra i testimonial del Lago di Como.

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