Grandi mostre, Como nella polvere; Monet porta Pavia sugli altari

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Economia e cultura
Lo stridente contrasto tra due politiche culturali opposte

Domenica scorsa, l’entusiasmo del sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo (Pdl) è debordato allegramente anche sui social network. Tanto che il primo cittadino pavese ha esultato via Twitter per i 2.500 visitatori accorsi alla grande mostra in corso in città: “Monet au coeur de la vie”.
Non è un caso isolato, quello di due giorni fa, visto che la domenica precedente gli accessi alle magnifiche Scuderie dell’altrettanto magnifico

Castello Visconteo erano comunque arrivati a quota 2.300. E l’obiettivo, nemmeno troppo nascosto, dell’amministrazione comunale è riuscire a battere il record ottenuto nel 2012 con l’evento dedicato a Renoir, ammirato da 63mila persone.
Insomma, in riva al Ticino, in una umida e uggiosa domenica d’autunno, si è riusciti davvero a brindare per i “miracoli” dell’arte, mentre a Como ancora ci si lecca le ferite per il clamoroso flop della mostra dedicata la scorsa primavera a Sant’Elia (nemmeno 17mila visitatori nel pieno della stagione turistica).
I segreti dell’exploit pavese ci vengono raccontati dal vicesindaco e assessore alla Cultura, Matteo Mognaschi, non senza una punta di legittimo orgoglio. Quasi che – metaforicamente – il testimone di città d’arte, a cui ambiva Como fino a qualche anno fa grazie agli eventi a Villa Olmo, fosse stato raccolto da Pavia.
«In realtà – premette Mognaschi – l’esperienza delle grandi mostre prosegue da qualche anno, ma in questi ultimi due abbiamo raccolto risultati davvero lusinghieri. Nel 2012, la mostra “Renoir: la vie en peinture”, tenuta sempre alle Scuderie del Castello Visconteo, venne visitata da 63mila persone. Quest’anno l’esposizione dedicata a Monet sta andando molto bene, pur a dispetto di qualche piccola difficoltà iniziale». Non si sbilancia nemmeno sotto tortura, il vicesindaco pavese, ma l’obiettivo di stabilire un nuovo record non è fantasia. «Comunque – precisa Mognaschi – tra il 2009 e il 2011 abbiamo ospitato anche i quadri di Giorgio De Chirico, gli artisti leonardeschi con le opere provenienti dall’Hermitage, Degas e altri. Insomma, abbiamo puntato molto sull’arte, che è diventata una punta di diamante per un sistema turistico-culturale molto più ampio».
Impossibile non fare un parallelo con la scia di grandi mostre ospitate da Como a Villa Olmo fino al 2012 e ora “sacrificate” in favore della valorizzazione degli artisti locali. Una scelta che – almeno a livello di numeri – non ha ripagato, mentre a Pavia ora si pensa in grande. Tra l’altro, con una formula che, almeno all’apparenza, garantisce al Comune e alla città tutto il meglio (promozione, turismo, marketing territoriale) ed evita il peggio (buchi di bilancio, organizzazione, polemiche).
«Come amministrazione – prosegue il vicesindaco – mettiamo a disposizione gli spazi, ossia il Castello e le Scuderie. Questo, naturalmente, comporta anche spese per la manutenzione delle strutture, ma si tratta di esborsi che dovremmo sostenere comunque, visto che si tratta del nostro patrimonio. Il maggiore intervento recente ammonta a 300mila euro, ma per il resto il nostro contributo economico finisce qui».
Ecco quindi spiegato l’uovo di Colombo.
«Come Comune abbiamo stipulato un accordo con una società privata che si occupa, con un curatore, di realizzare interamente la mostra e del suo contenuto scientifico – afferma Mognaschi – Ed è la stessa società che si assume totalmente il rischio di impresa, ossia di ottenere ricavi o perdite con l’evento. Noi patrociniamo la mostra, la sosteniamo, contribuiamo alla sua conoscenza ma non abbiamo l’incubo dei conti, tutto sulle spalle dei privati».
Insomma, a costo zero o quasi, Pavia attira turisti e appassionati d’arte e mette in mostra i suoi gioielli. E i frutti cominciano a vedersi.
«Sicuramente inizia a essere percepibile l’indotto legato a queste mostre – afferma il vicesindaco e assessore alla Cultura – Cose che per voi magari sono normali, da noi si vedono soltanto ora: bar e ristoranti sempre aperti, menu esposti, tradotti in inglese, e persino una discreta vendita di souvenir, cosa fino a pochi anni fa impensabile. Sono piccolissime cose, ma danno il senso di una città che piano piano sta cambiando pelle». Anche qui, il parallelismo con Como, che da città della seta sta cercando la vocazione turistica, è evidente. E Mognaschi lo sottolinea ancora di più.
«A Pavia abbiamo circa 500mila metri quadrati di ex aree industriali dismesse – afferma – Quel tipo di produzione non tornerà mai più, quindi era inevitabile cercare altre strade di sviluppo, anche economico. E il turismo legato all’arte è certamente tra questi». Nei suoi tweet trionfanti, il sindaco di Pavia ripete sempre un concetto: «Avere il coraggio di fare due passi avanti investendo in cultura, quando tutti ne fanno uno indietro». Il “mantra” è (inevitabilmente condiviso) anche da Mognaschi. «Il momento è difficile – afferma il vicesindaco – ma la formula che abbiamo individuato con i privati funziona. E crediamo nella cultura come motore di sviluppo».

Emanuele Caso

Nella foto:
Una sala delle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia dove è allestita la mostra dedicata a Monet. L’evento sta riscuotendo un grandissimo successo di pubblico

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