Henkel, i drammatici ultimi giorni a Lomazzo, parla Sandro Estelli della Cgil

Henkel Lomazzo

Alla Henkel di Lomazzo si avvicinano giorni ancora più drammatici.
Dopo quasi quarant’anni dalla chiusura della tintostamperia Ticosa, il territorio comasco rischia di essere di fronte a un doppio problema: quello di ricollocare i circa 150 lavoratori, tra dipendenti diretti e assunti dalle cooperative, e quello di rigenerare una grande area industriale nella Bassa Comasca.

Il sindacato sta seguendo la vicenda ormai da mesi.
«Purtroppo non abbiamo segnali di ripensamenti da parte della casa madre e tecnicamente dal 1° luglio potrebbe aprirsi la pratica di licenziamento collettivo – conferma Sandro Estelli segretario Generale della Filctem Cgil (tessile e chimico) di Como – Noi stiamo continuando a insistere, per chiedere di rinviare la chiusura il più possibile. Ci sono dei termini che in ogni caso andranno rispettati». Le interlocuzioni insomma proseguono, anche per garantire la pronta riqualificazione del personale di Lomazzo.
«Cercheremo fino all’ultimo di difendere il lavoro – aggiunge – anche la politica ci è stata vicino. Sono state tentate tutte le vie, ma nessuno è stato in grado di fare cambiare idea alla multinazionale».
A preoccupare sono anche le condizioni del mercato del lavoro sul territorio, con la crisi del tessile che morde e poteva rappresentare uno sbocco invece per alcuni lavoratori.
«Qualcosa si sta muovendo, non siamo ai livelli dei picchi della pandemia, ma pensare alle ricollocazioni oggi è difficile».
Estelli sottolinea anche la questione del sito produttivo da riqualificare.
«Si tratta di un doppio problema, che stiamo affrontando sia con Confindustria Como sia con la Provincia di Como. La prossima settimana avremo un nuovo incontro. La Regione ha creato una apposita commissione per affrontare la situazione di quella che rischia di diventare un’immensa area dismessa nella provincia comasca», spiega.
«La chiusura di Lomazzo avrà diverse ricadute negative sul territorio, dai posti di lavoro all’indotto, fino alla questione di un grande sito produttivo dove difficilmente si potrà insediare qualcosa. Si tratta di una struttura industriale che è cresciuta negli anni in modo non omogeneo anche a livello architettonico. Nulla a che vedere ad esempio con le linee dell’ex Cotonificio Somaini, trasformato con profitto e grandi investimenti in ComoNext», dice ancora Estelli.
Il sindacalista evidenzia ancora una volta come la Henkel a Lomazzo fosse in attivo. «Purtroppo non è il primo caso in Lombardia di aziende sane, gestite da multinazionali che chiudono solo per ragioni di riorganizzazione interna. La politica si deve interrogare sui motivi di queste cessazioni».
Al caso Henkel si potrebbero inoltre aggiungere altre problematiche. Il 1° luglio finisce infatti il blocco dei licenziamenti per le grandi imprese.
«Siamo molto preoccupati per alcuni situazioni nel tessile – ammette il sindacalista – Avremo tre manifestazioni per chiedere proprio per questo settore il rinnovo della cassa integrazione specifica. Insieme forse con il turismo e la ristorazione, l’abbigliamento è stato il comparto maggiormente danneggiato dalla pandemia».

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