Henkel, la politica non è servita, nonostante il lavoro bipartisan

Henkel Lomazzo

«Il caso Henkel è una sconfitta per il territorio»: così ieri il consigliere regionale del Pd, Angelo Orsenigo, aveva commentato con amarezza le sorti dello stabilimento chimico di Lomazzo. La multinazionale tedesca ha annunciato in febbraio la volontà di chiudere il sito comasco.
L’azione politica è stata forte su ogni fronte, dal locale al nazionale, come hanno riconosciuto ieri anche i rappresentanti dei lavori.
Ma ciò non è bastato a far cambiare idea a un gruppo che anche da Lomazzo produceva con numeri in attivo dal 1933 e circa 150 persone, tra dipendenti diretti e personale assunto da cooperative.

Parla di «grande amarezza per questa decisione e vicinanza ai lavoratori che si trovano in una situazione così difficile» Chiara Braga, parlamentare comasca del Pd.
«Sulla vicenda Henkel per una volta tutta la politica si era ritrovata unita nel chiedere un ripensamento, nonostante questo prendiamo atto che non c’è stato. Penso che questa vicenda sia tristemente emblematica di come le scelte dei grandi gruppi industriali siano spesso sorde anche alle ragioni di territori da cui hanno avuto tanto, come è il caso della Henkel. Credo che sia un tema da affrontare, anche a livello europeo, non solo nazionale», conclude Chiara Braga.

«Dispiace che le diverse richieste siano state rimaste inascoltate – fa eco il deputato del Movimento Cinquestelle, Giovanni Currò – Un vero peccato, dopo che il territorio e i cittadini hanno dato tanto a questa azienda».
«La politica, le istituzioni locali, regionali e nazionali assieme ai sindacati hanno battuto tutte le strade possibile per scongiurare la drammatica chiusura della Henkel di Lomazzo – sottolinea anche il sottosegretario all’Interno della Lega, il canturino Nicola Molteni – Purtroppo l’azienda è rimasta sorda a qualsiasi sollecitazione». «Esprimo un profondo rammarico per i lavoratori – aggiunge il rappresentante del governo Draghi – le famiglie e per il tessuto economico sociale locale. Ora lo sforzo va al ricollocamento dei lavoratori in un momento che si avvia verso la ripresa ma con ancora tantissime difficoltà economiche. Come governo metteremo in campo tutti gli strumenti indispensabili per aiutare il Paese e il mondo del lavoro a risollevarsi», conclude.

Sempre sul fronte leghista, anche Eugenio Zoffili si era speso personalmente per trovare una soluzione.
«Così come gli altri partiti, come Lega abbiamo messo in atto azioni concrete per trovare una soluzione alla questione Henkel – ricorda Zoffili – sul piano istituzionale, politico e diplomatico. Con Nicola Molteni abbiamo preso subito un appuntamento con l’ambasciatore tedesco a Roma. Gli abbiamo portato la voce del territorio e dei lavoratori del primo stabilimento in Italia della multinazionale titolare di marchi conosciuti da tutte le famiglie del mondo».
Zoffili ricorda con tristezza gli incontri con gli operai. «Mi viene ancora la pelle d’oca a ripensare alle immagini di quelle donne e quegli uomini che ci mostravano con orgoglio i detersivi che siamo abituati a vedere negli scaffali dei supermercati. Li hanno fatti loro, per anni».

Zoffili evidenzia i tentativi messi in atto anche dal sindaco Giovanni Rusconi, anch’egli della Lega. «Ma anche sul fronte regionale e nazionale. Ho parlato personalmente di Henkel con il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Anche il segretario Matteo Salvini conosce bene la questione, senza dimenticare le azioni dei colleghi in Regione. Non è bastato – dice Zoffili – Faccio ancora un ultimo accorato appello a nome di tutti, se serve. Si tratta di una situazione che stupisce e addolora, anche per i tempi. Oggi che stiamo per uscire dall’emergenza Covid, non si possono mettere in ginocchio tutte queste famiglie. A loro però possiamo assicurare una cosa, la politica e la Lega non li lasceranno soli», conclude.
«La multinazionale in questo caso è molto determinata – sottolinea Alessio Butti, parlamentare comasco di Fratelli d’Italia – Ma non credo sorda, a giudicare da alcuni aspetti della trattativa. Si tratta di una decisione presa a Düsseldorf che tutti avevamo compreso essere irrevocabile».

«Nei mesi scorsi – ricorda il deputato – interessandomi della vicenda anche a livello ministeriale e sindacale, ho compreso come, tutto sommato, l’atteggiamento morbido dei sindacati fosse dovuto alla “generosità” di Henkel e alla possibilità di ricollocare parte degli esuberi in aziende sul territorio. Sindacati e Confindustria mi hanno spiegato che in effetti gli esuberi possono in grande parte essere ricollocati in aziende del settore. Questo è molto importante, ma occorre fare in modo che la serenità venga estesa anche ai lavoratori accompagnati verso la pensione o “indennizzati” per finire a fare altro. L’obiettivo è non creare nuova disoccupazione», conclude Alessio Butti.

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