I “caramelloni” di Parisi non meritano il degrado. Intellettuali e politici in campo per il recupero

caramelloni

Scandalo caramelloni, interviene l’imprenditore ed ex assessore comunale dell’era Botta Nini Binda.
Sulle strutture pubblicitarie comunali ammalorate e inutilizzate da tempo lancia una protesta che è anche una proposta.
«I caramelloni sono di Ico Parisi, maestro del design comasco di fama internazionale, è una indecenza che siano preda del degrado e che il Comune non faccia nulla per salvarli. Sono segnali di una città allo sbando. Basterebbe una spesa ridotta per ripristinarli, magari con il concorso di un’accademia d’arte o di restauro o l’intervento degli stessi artisti comaschi che potrebbero dar loro nuova vita, ce ne sono di eccellenti. Si tratta solo di una questione di volontà, non di soldi che non si trovano, smettiamola di dare sempre colpa alla burocrazia che frena le idee».
Le strutture pubblicitarie di forma circolare con buco al centro che spiccano in piazza San Rocco e in zona Stadio a Como sono ammalorate e preda del degrado, usate come punti di raccolta per spazzatura e rifiuti da tempo, e da tempo non sono usati nella loro funzione originaria, dato che le grandi mostre a Como sono un ricordo.
Complice la pandemia, la questione si è trascinata ulteriormente e ora il Comune, come riferito l’altro giorno dal “Corriere di Como” deve decidere come intervenire e a nome di quale assessorato, se Cultura o Reti e Strade, che fino a pochi giorni fa era guidato da Vincenzo Bella (che poi si è dimesso).
Il fatto che siano di Parisi, come ricorda la collezionista e archivista della memoria del grande designer Ico Parisi, Roberta Lietti, farebbe propendere per un restauro e non per un abbattimento. «Il “Pà”, come lo chiamavamo affettuosamente, li definiva “Caramelloni”, ormai sono dei ruderi tutti corrosi ma furono disegnati e realizzati nel 1995 con la denominazione Segnali per mostre, in tre esemplari realizzati con Marco Balzarotti per la mostra collettiva d’arte contemporanea in città Contemporanea Como 1».
«Sono sempre stati usati nel corso del tempo, a parte gli ultimi anni – dice Roberta Lietti – e pensare che c’è anche stato chi ha pensato bene di chiudere il buco che li caratterizza».
«Parisi è stato tra i migliori artisti e architetti di Como – dice Sergio Gaddi, già assessore alla cultura a Como e artefice delle grandi mostre di Villa Olmo che lunedì alle 8.30 sarà in studio a Uno Mattina Estate su RaiUno a parlare di mostre che ripartono al Louvre e alla Reggia di Caserta – I caramelloni li ho usati per dieci anni valorizzandone lo scopo promozionale per molti eventi culturali, vanno assolutamente restaurati e utilizzati come si è sempre fatto. Sono forme iconiche, fanno parte di un arredo urbano perfettamente integrato con lo stile della città e spiccano nel panorama degli orrori della Como di oggi anche come elementi che brillano di luce propria».
«Il recupero dei caramelloni sarebbe l’occasione per lanciare un concorso dedicato ai giovani artisti», dice la storica dell’arte contemporanea comasca Elena Di Raddo, studiosa in particolare dell’Astrattismo e del Razionalismo lariani.
Il parco giochi
Non sono gli unici segni della creatività del Novecento che soffrono a Como, i caramelloni. C’è il mini parco giochi in cemento ai giardini a lago opera di Luisa Parisi, moglie del grande Ico, con cui costituì una celebre coppia d’artisti, donato alla fine degli anni Cinquanta dal Soroptimist Club alla città. Non c’è un cartello che spieghi genesi e qualità di questa opera d’arte e i segni del tempo ci sono tutti, un assortimento di macchie, crepe e graffiti che non fa certo onore alla memoria. Generazioni di piccoli comaschi e turisti sono cresciute giocando per ore dentro e fuori i variopinti elementi installati all’epoca, che il progetto di restyling dei giardini a lago prevedeva di restaurare. Altra vittima meno illustre artisticamente ma pur sempre evidente nell’attuale degrado è ai giardini a lago è l’ex minigolf, preda di erbacce. Davvero pessimi biglietti da visita.

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1 Commento

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    enrica vittani , 5 Luglio 2020 @ 9:26

    Sono perfettamente d’accordo con Roberta Lietti ed Elena Di Raddo :i CARAMELLONI del Pà vanno restaurati ed utilizzati
    Enrica Vittani ex proprietaria galleria d’arte La Colonna via Manzoni 12 Como

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