I comaschi che si muovono sono ancora il 45%

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Quasi la metà dei comaschi si continua a muovere anche con la stretta sulle misure del Coronavirus. Il dato si ricava dagli spostamenti effettuati attraverso il movimento degli smartphone (passaggio da una cella all’altra). La percentuale della provincia di Como, pur in calo, è molto più alta rispetto alla media lombarda, come ha spiegato ieri il vicepresidente di Regione Lombardia, Fabrizio Sala.
«Gli spostamenti dei cittadini lombardi sono diminuiti ancora, ora siamo al 35 per cento in tutta la Lombardia. Questo dato sottolinea ancora una volta il comportamento virtuoso di chi riduce sempre di più i movimenti all’interno della nostra Regione». La maglia “nera” del territorio lariano si può però spiegare con l’altissimo numero di frontalieri che ancora si recano in Ticino e con chi opera in altre province, in particolare nel Milanese in uno dei settori rimasti operativi.
Lo studio regionale parte dal 20 febbraio (100%) e rileva comunque un calo costante dal 10 marzo in poi. Il 13 marzo il movimento tra diverse celle riguardava ancora il 60% dei telefonini. Nell’ultimo weekend il calo fino al 35%, poi la crescita decisa lunedì scorso e la nuova lenta discesa. «In provincia di Como il calo degli spostamenti rispetto a sette giorni fa è di ben sette punti percentuali, frutto delle chiusure di altre attività produttive e anche della grande attenzione di tutti i comaschi nel rispondere con serietà e responsabilità al nostro appello. Bisogna cercare di tenere duro e fare ulteriori sacrifici. Sappiamo che non è facile, ma diciamo grazie ai lombardi e ai comaschi per ciò che stanno facendo per tutta la collettività», ha detto ancora Sala.
Il controllo proseguirà anche nei prossimi giorni. Le compagnie telefoniche analizzano i cambi di celle alle quali si agganciano gli smartphone quando chi ne è utilizzatore si muove. «Questo permette di elaborare un dato che non intende monitorare nessuno ma analizzare il flusso degli spostamenti», conclude.

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