I commercianti e le parole del premier: «Sono decisioni senza senso»

Asporto Como

Le parole del premier Mario Draghi riguardo due uniche zone – rosse o arancioni fino al 31 aprile – sono state un duro colpo per tante categorie economiche. Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como sarà domani mattina dalle 10.30 sotto Porta Torre per un presidio che chiede la riapertura di tutte le imprese in sicurezza: mercati, bar e ristoranti, negozi.
«Dal Governo continuano arrivare decisioni senza senso. Viene riaperta la scuola perché all’interno della scuola non ci si contagia, ma ci si contagia raggiungendo la scuola o dopo la scuola – dice Casartelli – Invece non apriamo i ristoranti, anche se dentro i locali, seduti ai tavoli non ci si può contagiare, magari fuori. Perché non viene applicato questo ragionamento per tutte le attività?» chiede Casartelli.
«Siamo davvero alla frutta – aggiunge – anche sul fronte del mercato abbiamo cercato di spingere per riaprire in sicurezza. Il Comune era d’accordo almeno per alcune bancarelle, invece il prefetto è stato rigido rispetto al dispositivo. Ma non è proprio il momento di cavillare. La protesta di martedì è proprio perché non ce la facciamo più. I ristori sono un’elemosina. Perdo 100 mi dai 2. Domani staremo sotto Porta Torre, ma non è escluso che proveremo a muoverci verso la Prefettura per chiedere un incontro. Nel rispetto delle misure, vogliamo protestare, possiamo fare soltanto questo e continuare a tenere alta l’attenzione su questi temi. Purtroppo chi occupa le poltrone chiave per decidere sembra sempre vivere su un altro pianeta e non avere alcun contatto con il mondo reale» conclude Casartelli.

Zona rossa prolungata vuol dire tenere ancora chiusi tutti i negozi, compresi quelli di abbigliamento, come ricorda Marco Cassina, presidente di Federmoda Como di Confcommercio.
«Credo che a questo punto – commenta Cassina – sia arrivato il momento per ragionare su forme di apertura diverse anche per i negozi. Non capisco perché vi sia flessibilità soltanto quando si parla del mondo della scuola».
«È chiaro che un negozio di abbigliamento non può essere un luogo di contagio – aggiunge – perché allora non pensare di farci tenere aperto 3, 4 giorni a settimana, escluso il weekend. Limitando magari a chi ha una superficie sotto i 250 metri. Durante la settimana, se una persona che lavora entra in un negozio non è perché è in giro a passeggiare, è perché ha davvero bisogno» sottolinea.
Infine la riflessione sui ristori. «Un commerciante, pur lavorando in perdita recupera più o meno in una settimana quanto viene dato dallo Stato per un mese di chiusura a causa dei ristori. Si tratta di cifre imbarazzanti. Chiediamo soltanto di potere lavorare ancora».


In Lombardia la zona rossa rimarrà almeno fino al 13 aprile secondo le ultime previsioni. Per Pasqua poco sarebbe cambiato, dato che è stato istituito in tutta Italia un regime più rigido, con un allentamento che riguarda unicamente le possibilità di recarsi da parenti e amici. Ovvero, fino al 2 aprile e nella giornata del 6 aprile, non è possibile recarsi in altre abitazioni private di amici o parenti salvo che per comprovate e gravi situazioni di necessità, mentre nei giorni 3, 4 (Pasqua) e 5 aprile, tra le 5 e le 22, una sola volta al giorno, si potrà andare in un’altra abitazione, in due persone al massimo (esclusi dal conto i figli minori di 14 anni), per far visita ad amici e parenti entro i confini regionali.

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