I confini svizzeri restano chiusi. Possibile una riapertura di tutta l’area Schengen il 15 giugno

Dogana di Ponte Chiasso, frontiera, confine con la Svizzera

La Svizzera non riaprirà le frontiere con l’Italia il 3 giugno. Lo ha detto ieri a Berna la consigliera federale Karin Keller-Sutter che ha confermato così di non voler seguire la strada di un immediato via libera il 3 giugno.
Dopo l’annuncio del ministro degli Esteri Luigi Di Maio sulla riapertura delle frontiere italiane, fissata per mercoledì prossimo, la Confederazione aveva parlato di «iniziativa unilaterale» facendo trapelare un certo disappunto per una scelta non concordata. E ieri, il ministro dell’Interno elvetico ha ripetuto quanto già detto nei giorni scorsi.
«Quella italiana è una decisione sovrana che rispettiamo, ma propendiamo, così come gli altri Paesi confinanti, per un’apertura coordinata. Ho concordato con il ministro italiano Luciana Lamorgese che rimarremo in contatto e che coordineremo i prossimi passi, informandola anche che la Svizzera non riaprirà comunque il 3 giugno».
Resta il fatto che se gli italiani non potranno andare oltreconfine – a meno che non siano frontalieri o non abbiano motivi particolari riconosciuti anche dalle autorità rossocrociate – gli svizzeri potranno invece entrare in Italia. Ad esempio, per fare le vacanze. Su questo tema Keller-Sutter ha specificato che «per alcuni gruppi potrebbero essere previsti provvedimenti sanitari al confine, quali la misurazione della temperatura, certificati sanitari o misure di quarantena. Vogliamo impedire che, in Ticino soprattutto, ci sia una mobilità eccessiva. Vedremo il 3 giugno come sarà la situazione e capiremo come muoverci. Finché i confini svizzeri sono chiusi – ha aggiunto la consigliera federale – sconsigliamo comunque di viaggiare in Italia».
L’obiettivo comune, per quanto non dichiarato ufficialmente, è comunque di riaprire le frontiere il 15 giugno, giorno in cui gli svizzeri elimineranno i controlli al confine con l’Austria, la Germania e la Francia.
Il senatore varesino del Partito Democratico, Alessandro Alfieri, conferma questa scelta. «Stiamo lavorando affinché tutti i Paesi dell’area Schengen tornino alla normalità a metà giugno». Intervenendo in aula a Palazzo Madama la settimana scorsa, Alfieri aveva sottolineato come la scelta dell’Italia di annunciare per il 3 giugno la riapertura delle frontiere fosse stata fonte di irritazione per qualcuno, e in particolare proprio per il governo elvetico con il quale sarebbe poi stato necessario ricucire.
Positiva invece la notizia della possibilità del ricongiungimento familiare garantita a partire dall’8 giugno prossimo a tutte le persone domiciliate in Svizzera. «Per i titolari di un permesso di domicilio, di dimora o di soggiorno di breve durata nonché per le persone ammesse provvisoriamente è di nuovo possibile, alle condizioni usuali, il ricongiungimento familiare», si legge nel comunicato ufficiale diffuso ieri dal consiglio federale. Confermate, infine, anche le “corsie verdi” a Brogeda per i frontalieri attivi nel settore sanitario.

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