I Dem perdono un terzo degli iscritti. Perché a Como ci sono due Pd (e forse tre)

altLa sinistra a Como
Il caso del circolo tematico promosso dal sindaco di Bulgarograsso e osteggiato dal vertice
Paradossi estremi della politica. C’è un partito, a Como, che alle ultime Europee ha superato il 40% (prima non riusciva ad andare oltre il 20). Un partito i cui deputati sono l’una nella segreteria nazionale di Matteo Renzi, l’altro relatore alla Camera della Legge di Stabilità, ovvero il provvedimento normativo in assoluto più importante.

Questo stesso partito, per usare l’espressione del suo consigliere regionale, «per anni sul territorio non ha toccato palla». Poi, d’improvviso, si ritrova a governare il capoluogo, la Provincia, Mariano Comense e decine e decine di Comuni.
Un partito che dovrebbe scoppiare di salute. E invece si sgretola. Rischia di spappolarsi. Di sfinirsi in una guerra intestina dai contorni quantomeno bizzarri. Alla fine del 2013, quando ancora navigava nella sua tradizionale normalità, il Partito Democratico di Como – guidato da un gruppo dirigente, solidamente bersaniano (e lettiano) – aveva 1.377 iscritti, una manciata di sindaci, un discreto numero di amministratori locali e la capacità di richiamare migliaia di persone all’appuntamento delle primarie. Dopo l’avvento di Renzi, lo stesso partito ha raccolto a man bassa voti alle Europee e alle amministrative, ma non ha cambiato gruppo dirigente.

E ha perso un terzo degli iscritti. Quando manca qualche settimana alla chiusura del tesseramento, il Pd comasco conta poco meno di 900 militanti. Quasi 500 in meno rispetto a un anno fa.
Il responsabile organizzativo, Paolo Panizzolo, spiega che «negli ultimi giorni sono state consegnate nuove tessere. Contiamo di arrivare a un migliaio di iscritti alla fine dell’anno». Perdere il 35% della propria forza organizzata nell’arco di 12 mesi non è uno scherzo. Anche se va detto che non si tratta di un problema soltanto lariano. I Dem hanno saputo rastrellare consensi ovunque così come dappertutto hanno mostrato la corda sul terreno organizzativo.
Venerdì sera, all’Hotel Continental, in un salone discretamente affollato, il segretario regionale Alessandro Alfieri ha presentato il nuovo modello di partito-comunità. La base da cui ripartire è fondata su una maggiore capacità di comunicazione (interna e verso l’esterno) e sulla cessione di sovranità decisionale agli iscritti.
«Non ci servono i renzini locali», ha detto Alfieri. E molti, in sala, si sono guardati di sottecchi per tentare di capire a chi si riferisse il segretario regionale.
Sì, perché a Como il Pd è un partito diviso. Come il cielo di Berlino ai tempi del Muro (e dei romanzi di Christa Wolf). Diviso tra renziani della prima ora (rimasti sin qui ai margini del governo di via Regina) e renziani di riporto. Senza dimenticare la sinistra interna, che non è comunque disposta a rinunciare a recitare la sua parte, seppure sempre più rinchiusa in un angolo.
C’è un episodio tuttora irrisolto che descrive bene quanto sta accadendo. Da settimane i Dem discutono al loro interno se dare o meno il via libera a un circolo tematico promosso da Giampaolo Cusini, sindaco di Bulgarograsso. L’idea è di svincolare l’appartenenza al partito dal legame territoriale e di aderire invece sulla base di un progetto.
Il circolo immaginato da Cusini e da Marcello Molteni (primo coordinatore sul Lario della mozione Renzi quando questi era ancora sindaco di Firenze) punta a lavorare su tematiche di larga scala: sicurezza, territorio e ambiente. Venerdì sera Molteni ne ha parlato all’assemblea del Continental, sfidando in qualche modo la segreteria provinciale finora molto restia a concedere l’ok all’esperimento.
«Non ho ancora capito di che cosa si tratta», ha detto Savina Marelli, segretario provinciale e assessore a Palazzo Cernezzi.
Un commento lapidario. E la conferma di una discussione irrisolta. Dicono i bene informati che nel circolo tematico sarebbero pronti a entrare un centinaio di nuovi iscritti. Una sorta di anti-Pd o di Pd unofficial, primo passo verso il congresso che a metà del 2015 dovrà eleggere il successore di Savina Marelli.

Da. C.

Nella foto:
Mentre fino a pochi mesi fa il Partito Democratico a Como non riusciva ad andare oltre il 20%, alle ultime Europee ha superato il 40%

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