I contagi nelle scuole e il mistero dei dati

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di Adria Bartolich

Wired (testata specializzata sull’innovazione tecnologica) chiede i dati sul numero di contagi per il Covid nelle scuole all’Istituto Superiore di Sanità che risponde in modo stringato, quanto sconcertante, in questo questo modo : “I dati sui contagi nelle scuole non sono in nostro possesso”.

La risposta, a firma dal direttore del reparto di Epidemiologia Patrizio Pezzotti, specifica che i dati sono stati raccolti dal Ministero ma non sono mai stati trasmessi all’Iss.

In un momento successivo pare che l’Iss si sia corretto dicendo che, essendo questi dati proprietà del Ministero dell’Istruzione, non avrebbe potuto trasmetterli a Wired. Fatto sta che siamo ormai a dicembre, cioè a quasi metà anno scolastico, e i dati sui contagi nelle scuole non sono ancora stati resi pubblici, forse a causa delle ex Asl in affanno, così già si diceva a novembre, o forse perché alcuni semplicemente mancano, mi riferisco in particolar modo a quelli relativi ai contagi che hanno interessato il personale. Altrimenti non si capirebbe perché il Ministro abbia chiesto recentemente agli istituti il numero di positivi, e se sintomatici o asintomatici, tra il personale alle scuole. Fatto sta che pur non essendo stati ancora resi pubblici i numeri della diffusione del virus nelle scuole, specialisti o presunti tali, ormai sulla scuola si sentono tutti di parlare e pontificare, si esprimono per la riapertura, a quanto pare “a naso”, mentre agli altri non rimane altro che la prudenza in attesa delle cifre esatte.

A questo punto ci si chiede sulla base di quale valutazione vengano decise chiusure e aperture delle scuole, in primo luogo senza la completezza degli elementi su cui decidere, ma anche senza la trasparenza necessaria per governare una fase delicata come questa.

La mancanza di chiarezza, infatti, non ha solo ricadute sul rapporto di fiducia tra lo stato e i cittadini, in questo caso gli operatori della scuola, ma anche direttamente sulla possibilità di funzionare delle degli istituti in questo momento.

Sono ancora vuote circa 65.000 cattedre in tutta Italia, di cui almeno un terzo si trova in Lombardia.

Certamente non sono recuperabili da un concorso che si è bloccato per il Covid.

Alcuni autorevoli quotidiani hanno parlato di “professori riluttanti” ad accettare il ruolo e anche le supplenze.

Non possiamo escludere a priori che tra le ragioni che spingono a rinunciare alla cattedra una sia la poca chiarezza attorno ai rischi che si corrono, specialmente in alcune zone.

Il Miur renda pubblici i dati, altrimenti è ragionevole sospettare che siano alti, con tutte le conseguenze del caso.

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