I danni della “pandemia silenziosa”

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

La chiamano “pandemia silenziosa”, ci stiamo facendo i conti quotidianamente in tutti gli ambulatori medici e Como non fa eccezione. Sono migliaia gli anziani e non solo, che sono usciti dalla pandemia con una perdita tra il 10 e il 50% delle facoltà cognitive. In altre parole, i vari lockdown, assegnati dalle autorità o autoimposti dalla paura o ancora dagli eventi, hanno fatto crollare il cervello a chi era in condizioni di fragilità, sanitaria e sociale. Non solo chi era predisposto, chi aveva fattori di rischio importanti, ma anche chi è stato necessariamente o per dovuta o eccessiva prudenza, semplicemente abbandonato. Abbiamo purtroppo avuto la prova sul campo di quello che si teorizzava da sempre: il cervello non usato smette di funzionare. Soli gli stimoli ambientali, i contatti sociali, gli affetti, i bisogni tengono acceso e attivo l’organo che guida tutta la nostra persona, appunto, il sistema nervoso. Le chiamano depressioni, involuzioni, esaurimenti, ma altro non sono che “de-menze”, perdite cioè di attività mentali.

Sono processi irreversibili? Abbiamo perso una generazione? È da vedere, per ora cerchiamo di fare qualcosa. Bisogna capire, anche se sembra abbastanza chiaro quello che è successo: migliaia di anziani sono stati chiusi nelle proprie case per un anno e passa e ancora adesso, pur potendo uscire, sono di fatto isolati.

Spesa a casa, banca on line, amministrazione domiciliata, ovviamente tutto gestito da figli, parenti, amici che, se ci sono (e sottolineiamo il “se”), si sostituiscono e non spiegano, non accompagnano a capire i nuovi processi. Centinaia di migliaia di persone sono rimaste isolate per mesi e mesi, nel frattempo hanno detto loro (in qualche modo notabene, nessuno è andato a spiegarlo con i dovuti tempi) che dovevano dotarsi di Spid (con una manciata di password, ID, Pin, nickname, codice attivazione, pincode, codice identificativo, username, alias, Qrcode e altri strani neologismi inventati all’uopo), saltare dal computer al telefonino e poi ancora alla tastiera in pochi secondi per accedere al conto corrente, mettere nel carrello virtuale  i prodotti necessari invece di andare fisicamente al mercato.

Il tutto senza mai una voce o una faccia “umana” che spiegasse il tutto. Gli stessi poveri anziani prima almeno avevano il piacere di guardarsi la tv per sentire le notizie e vedere la partita. Ora per farlo devono dotarsi di 2-3 telecomandi sempre più complicati, avere televisori con schermi grandi come delle pareti collegate non solo all’antenna, ma alle parabole e a Internet, oltre ad avere un tablet (chi glielo configura?) che la maggior parte delle volte usano come vassoio. Sono cambiamenti epocali irreversibili? Certo, lo capiamo, ma più di una generazione andava accompagnata agli stessi. Chi prima andava a piedi alla filiale di banca da un “essere umano” non può essere istruito con una paginata web di dati incomprensibili. La pandemia ha fatto da detonatore, ma ora serve rapidamente un piano di recupero, non possiamo dare per perse tante persone.

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