I due segreti per ricordare bene

Rispettare le cellule cerebrali
La memoria, come si sa, fa brutti scherzi, quindi è sconsigliato scherzare con la memoria. Sarà stato anche per questo che giovedì mattina un centinaio di presunti smemorati si sono accalcati per eseguire test gratuiti per verificare traballanti ricordi e squassati livelli di orientamento.
Facili da intuire le ragioni: la paura della malattia, magari di “quella malattia” brutta, di cui appunto non ci si ricorda il nome, ma che non lascia scampo, perché degenerativa, inesorabile, poco
suscettibile di cure efficaci.
Peccato però non sapere che per buona parte i difetti di memoria possono essere oggetto di prevenzione e che per questo si fa poco o niente. La memoria non è come la benzina di un’auto, che se una spia te ne segnala la riserva, si può reintegrare a piacimento nel serbatoio.
«Dottore, mi dà una medicina per la memoria?» è una domanda quotidiana, ma non esiste la medicina per la memoria. In realtà essa è il risultato di due fattori prevalenti: una sana alimentazione arteriosa delle cellule cerebrali e l’allenamento delle stesse. A che cosa? A ricordare, ragionare, riflettere, domandare e rispondere, fare conversazione, giocare a carte, socializzare. Ma più di tutto, a studiare.
Per esperienza dei nostri ambulatori la maggior parte di coloro, soprattutto anziani, che si lagnano della propria scarsa memoria non è demente, ma fa una vita da demente. Attenzione, il lettore non veda in alcun modo un termine dispregiativo in questo, ma etimologico di de-mente: colui che perde la propria mente, intesa come capacità cognitiva.
Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che hanno abbandonato stimoli sociali e culturali e che addirittura si sono fatti letteralmente aspirare la propria capacità mentale residua dal coniuge, che gli sta dietro in tutto, dalle medicine, all’amministrazione, alla vita quotidiana minima. E allora, a che cosa serve la memoria? Prima ancora di mettersi in discussione sotto il profilo medico va rivisto il contesto sociale. E, di fronte al minimo dubbio, soprattutto andando incontro al quinto, sesto decennio di vita ed oltre, interrogarsi ed invertire di 180° le proprie abitudini sociali (chissà perché si dice di 360°: sarebbe tornare punto a capo). E quindi? La ricetta è semplice: camminare con regolarità, fare le scale a piedi, tenere una vita sana. Stop al fumo, poco alcol, meno sale da cucina, meno calorie. Più libri, più giornali (speriamo non si ravveda un conflitto di interesse…).
Attenzione però: bisogna leggere e ripetere. Non basta leggere. Insomma, si deve studiare. Subito, qui e adesso. Che cosa? Una lingua estera, computer, poesie, canzoni, ricette culinarie. Solo dopo averci provato a lungo, in caso di insuccesso, potrete allora contattare il medico. Ma la medicina per la memoria l’abbiamo tutti: tenere bene alimentato ed allenato il cervello. Come un muscolo. Evitiamo falsi elisir e stravaganti pozioni magiche. Anche qui la soluzione passa dalla fatica quotidiana, ma se ben percorsa ci restituisce libertà, indipendenza, qualità della vita.

Mario Guidotti

Nella foto:
Anziane sedute su una panchina. Per la memoria è fondamentale camminare e studiare

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