I “forconi” all’Agenzia delle Entrate. Dalle auto sostegno a colpi di clacson

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Presidio in viale Cavallotti ma pochi disagi al traffico

Per il quinto giorno consecutivo, la protesta dei “forconi” è proseguita anche a Como. Dopo Equitalia, il presidio dei manifestanti si è spostato ieri in via Cavallotti, di fronte alla sede dell’Agenzia delle Entrate. Scelta strategica, che non ha creato particolari disagi al traffico cittadino. Anzi, molti automobilisti hanno voluto sottolineare la loro simbolica adesione alla protesta rallentando e suonando ripetutamente il clacson sotto uno sventolio di bandiere italiane che non si vedeva

dai tempi della vittoria della nazionale ai mondiali di calcio del 2006. Ma il clima che si respirava ieri mattina in città non era certo quello di una festa sportiva: con lo slogan “tutti a casa”, riferito a politici e sindacalisti, i “forconi” si sono dannati ancora una volta per far capire alla gente che la loro azione parte dal basso, che non hanno bandiere di partito, che sono persone comuni che hanno perso il posto di lavoro o chiuso le loro piccole attività, e che sono molto preoccupati per il futuro dei loro ragazzi. Ma, soprattutto, guai a chiamarli “forconi”, altrimenti si arrabbiano.
«Noi non siamo “forconi” – dice Paolo Zeni, disoccupato cinquantenne – siamo italiani che hanno aderito al coordinamento del 9 Dicembre, siamo cittadini qualsiasi. Mi sento in dovere di essere qui per me e per mio figlio, per dire basta a questo scempio della politica che ha portato la gente alla fame. E siamo stufi delle chiacchiere, anche di quelle dei sindacati che non tutelano più i lavoratori. Io ho sempre votato, ma qui non c’è politica, né di destra né di sinistra, vogliamo solo andare a Roma per mandarli tutti a casa, poi vedremo in che modo proseguire le nostre azioni».
Slogan non nuovi, che hanno fatto parte del linguaggio di altri movimenti, che vengono però ribaditi come concetto di base. «Io ho un buon lavoro – afferma Daniela Caccavari – ma non mi piace che i nostri figli debbano essere costretti ad andare all’estero per trovare un futuro. Lo Stato continua a regalarci solo tasse e problemi. Quindi dobbiamo andare a Roma e buttare giù questo governo, non c’è altro da fare; hanno rovinato l’Italia dividendola tra Nord e Sud e spartendosi tutto a Roma. Non siamo qui per fare confusione, infatti la gente sta iniziando a capire le nostre istanze».
Le fa eco Tabata Muchetti, disoccupata e portavoce comasca del movimento: «Ci mettiamo cuore e anima ma c’è ancora molto da fare. Io non ho mai votato nessun partito, andavo al seggio e facevo mettere agli atti che mi rifiutavo di votare. Noi non siamo uguali ai 5 Stelle, anche noi nasciamo dal web ma non abbiamo dietro Casaleggio. Dobbiamo salvare l’Italia e farla uscire da questa crisi “escogitata” dai governi. Giorno dopo giorno vedremo cosa fare». La gente che passa li osserva, qualcuno si ferma per capire, altri tirano dritto scuotendo la testa. «Io sono qui per una pratica e devo tornare all’Agenzia delle Entrate – dice Luca Durini che lavora in uno studio commercialista. Da una parte hanno anche ragione e la protesta qui è tranquilla e civile. Stiamo vivendo tutti un brutto momento e posso capire, però bloccare il traffico come è successo nei giorni scorsi a Camerlata non è giusto». Mentre continua a sventolare il tricolore, dice la sua anche Sergio Cocco, ex imprenditore: «Ho dovuto chiudere la mia piccola azienda e lasciare a casa i miei operai. Se anche a Como tutti i giorni chiudono decine di azienda la colpa è solo dei politici. Questo è un movimento popolare nato spontaneamente dal passaparola tra persone con gli stessi problemi. Il nostro scopo è una rivoluzione alla francese evitando le armi perché non è più il tempo. Ho sempre votato ma ora basta, questo governo deve andare a casa». Insomma, il messaggio è chiaro: si lotta per ridare speranza alle famiglie in difficoltà e alle tante aziende che lottano per non chiudere.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
I manifestanti ieri mattina davanti alla sede di Como dell’Agenzia delle Entrate, in viale Cavallotti. La viabilità non è stata paralizzata (Fkd)

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