I frontalieri sfondano quota 62mila

altCrescita record in Canton Ticino. Aumentano soprattutto gli addetti al settore terziario
(m.d.) I frontalieri italiani in Canton Ticino hanno sfondato quota 62mila. Un vero e proprio record, una crescita inarrestabile: basti pensare che all’inizio degli anni Novanta erano 40mila gli italiani, in buona parte comaschi e varesini, che ogni giorno superavano il confine per raggiungere il posto di lavoro in Ticino. Un numero che è andato via via calando fino al Duemila, quando i frontalieri non erano neppure 30mila, per poi innescare una corsa al rialzo senza interruzioni, resa ancora più

consistente dalla crisi economica che negli ultimi anni ha colpito il nostro Paese.
L’Ufficio Federale di Statistica ha aggiornato i dati relativi ai frontalieri registrati sull’intero territorio elvetico. In tutto sono 288.149, un quinto dei quali (il 21,7% per l’esattezza) lavorano in Ticino. Ed è proprio il numero di questi ultimi a sorprendere: alla fine dello scorso mese di giugno, i frontalieri attivi nel cantone al confine con Como hanno raggiunto quota 62.458, dopo aver superato, nel primo trimestre, la soglia delle 60mila unità.
L’ufficio elvetico di statistica certifica poi che quello registrato in Ticino è stato il più consistente incremento messo a segno in tutta la Confederazione. I frontalieri sono infatti aumentati di oltre 2mila unità rispetto al primo trimestre di quest’anno, con una crescita del 3,6%. Un tasso che sale al 6,5% su base annua, ovvero se si prende come termine di confronto il 30 giugno 2013. Nessun’altra regione elvetica, eccezion fatta per la Svizzera centrale – dove il numero di frontalieri è sì cresciuto del 4,7% su base trimestrale, ma è esiguo in termini assoluti (sono appena 1.708) vista la distanza dal confine – ha conosciuto una crescita così grande come il Ticino.
Sempre secondo l’Ufficio Federale di Statistica, infatti, gli aumenti registrati nelle altre regioni non superano il 2,4% e sono quindi ben al di sotto del 3,6% del Ticino.
A riprova di quanto la crisi economica abbia colpito in Italia più profondamente che negli altri Paesi, arriva anche il dato relativo alla provenienza dei frontalieri: gli italiani sono in tutto 69.318 (dei quali 62.458 lavorano in Ticino, i rimanenti in altri cantoni) e sono cresciuti del 3,9% contro l’1,4% dei francesi, l’1,5% dei tedeschi e l’1,6% degli austriaci.
Insomma, sempre più italiani bussano alle porte della Confederazione in cerca di lavoro. E venendo ai settori di appartenenza, va segnalato un altro dato: a crescere maggiormente sono i frontalieri che lavorano nel settore terziario, dai commessi agli impiegati, dal personale degli alberghi ai professionisti, più che quelli che operano nell’industria e nelle costruzioni. Il 70% dei nuovi frontalieri ha infatti trovato lavoro nel comparto dei servizi.
La Bsi taglia 160 posti
Il settore dei servizi offre sì nuove opportunità ai frontalieri in Ticino, ma difficilmente nel campo del credito. La fuga dei capitali dai forzieri elvetici, dovuta al progressivo allineamento della Confederazione agli standard europei in materia di trasparenza fiscale sui capitali esteri, ha infatti portato alla chiusura di numerosi uffici finanziari e sportelli bancari in Ticino. Ieri è emersa la notizia che uno degli istituti storici della piazza luganese, la Banca della Svizzera Italiana (Bsi), si appresta a tagliare 160 posti di lavoro a partire dal prossimo ottobre.

Nella foto:
Spinti dalla crisi, sempre più comaschi attraversano il confine per lavorare in Svizzera

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