I giovani e il Covid: preoccupazioni ma anche richiesta di formazione

Next Generation Uninsubria

Come stanno affrontando il periodo dell’emergenza Covid i giovani tra i 18 e i 30 anni? E quali sono le loro aspettative per il futuro?
L’Europa guarda avanti con il progetto Next Generation e investe sui giovani per costruire una visione nuova del vecchio continente. Ma quegli stessi giovani, come un sondaggio dell’Università dell’Insubria ha ben evidenziato, non mostrano ottimismo per il futuro: oscillano tra preoccupazione, scetticismo (se non rassegnazione) e forte consapevolezza di doversi adeguare. Le loro preoccupazioni non sono se andare a sciare o in discoteca, ma quale tipo di lavoro li attenderà nei prossimi anni, visto che saranno loro a pagare il prezzo più alto del crollo economico dovuto alla pandemia.
Il sondaggio, che ha coinvolto 8.900 giovani tra i 18 e i 30 anni in tutta Italia, è stato ideato e condotto da 201 studenti del corso di Scienze della comunicazione dell’Università dell’Insubria, è stato coordinato dal docente Franz Foti e sostenuto dal cantautore Eros Ramazzotti che lo ha rilanciato sui propri profili social. Diversi i temi indagati: lockdown, fiducia in sanità, vaccini e governo, smart working, didattica a distanza e aspettative per il futuro. Condiviso online dagli studenti organizzati in 15 gruppi di lavoro, è stato compilato nella prima metà di ottobre da giovani di ogni regione italiana. La maggioranza dei giovani che ha aderito è tra i 18 e i 25 anni (85%) con una componente femminile maggioritaria (77,8%). Le domande sul futuro, in particolare, hanno registrato punte di pessimismo: 84 giovani su 100 pensano che i livelli occupazionali peggioreranno, mentre solo l’1,8 % ritiene possibile un miglioramento. Ma a questo pessimismo fa da contraltare un atteggiamento proattivo e realista: il 63,1% dichiara di volersi adeguare al mercato del lavoro; il 21,1% chiede aggiornamento e formazione professionale. Purtroppo amareggia che il 13,2 % sia propenso a trasferirsi all’estero.
Il lockdown
I giovani hanno vissuto il Covid con angoscia e preoccupazione (57%) pur manifestando un notevole spirito di adattamento alla realtà (40%). Il Covid ha inciso anche sui rapporti sentimentali. Sebbene il 63% li dichiari stabili, per il 23% sono però peggiorati e soltanto il 12% li considera migliorati.
Sanità e provvedimenti
La maggior parte dei giovani si dice soddisfatta del servizio prestato dagli ospedali e dal medico di base, un po’ meno per quanto riguarda il lavoro svolto dalle Ats. In merito ai provvedimenti introdotti dal Governo, dalle Regioni e dai Comuni vi è un giudizio sostanzialmente positivo. Sono favorevoli al vaccino antivirus il 63,9%, mentre il 29,5% non si ritiene abbastanza informata per poter rispondere.
Studio e lavoro
I giovani sono favorevoli allo smart working (78,8%), ma, altro dato interessante, il 38% degli studenti vuole lezioni in presenza. Segnalano la necessità di sostenere le imprese e l’ambiente e chiedono investimenti nell’innovazione tecnologica.
«Il dato che più colpisce è l’84% che dice che l’occupazione peggiorerà, ma c’è anche quel 63% che dice di volersi adeguare al mercato» – commenta Franz Foti, docente di Comunicazione pubblica e istituzionale all’Insubria, che da 15 anni promuove un sondaggio con i suoi studenti.
«Dobbiamo tenere conto della richiesta di lezione in presenza – continua Foti – pur accettando responsabilmente la Dad, i giovani hanno capito il valore dell’apprendimento nell’aula. Questi giovani hanno chiaramente indicato i punti su cui c’è da lavorare: il rafforzamento della formazione e dell’istruzione, la riduzione del digital divide, il risanamento ambientale… ora tocca ai decisori politici ed economici ascoltarli e agire di conseguenza. Mi chiedo e chiedo ai governanti: che cosa stiamo facendo per loro? dov’è il piano per i giovani? Temo che si creeranno nuove fasce sociali, a partire dalla capacità o meno di adeguarsi alla tecnologia informatica».

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