I matrimoni civili sono il doppio di quelli religiosi

altUn chiaro segno dei tempi: sempre meno comaschi decidono di sposarsi in chiesa

Crollo vertiginoso del numero dei matrimoni celebrati in chiesa nel capoluogo lariano. È questa la tendenza in città.
A confermarlo in modo netto e incontrovertibile sono i dati in arrivo dal Comune di Como. Le cifre infatti non lasciano spazio a dubbi.
Nel 2013, infatti, i riti celebrati davanti a Dio sono stati 86. Mentre quelli officiati a Palazzo Cernezzi hanno raggiunto quota 167. Di questi 148 hanno unito persone residenti in città e altri 19 riguardano coppie arrivate sul lago

con la delega di un altro Comune.
Quindi siamo praticamente a un raddoppio dei riti civili rispetto a quelli religiosi. Nel computo globale dei 167 riti vanno considerati anche quelli degli stranieri.
Numeri significativi che indicano un progressivo cambiamento della società odierna.
«Sono numeri che leggo sotto un duplice aspetto – interviene l’avvocato comasco Mirella Quattrone, esperta in diritto di famiglia – Essendo io credente li giudico positivamente. Mi spiego: evidentemente le persone sono consapevoli che il vincolo davanti a Dio è un qualcosa di indissolubile e quindi mostrano maggiore attenzione e cautela nel compiere tale scelta».
Oggi invece sembra prevalere un approccio ben diverso.
«In effetti l’incremento del numero dei riti civili è evidente e denota un mutamento della società. Sposarsi in Comune comporta meno responsabilità. È un legame facilmente scindibile», dice l’avvocato Quattrone che nel suo studio legale quotidianamente riceve clienti intenzionati a scindere il loro legame affettivo sancito con il matrimonio.
«Aumentano sempre di più le separazioni sul Lario, è un dato che posso confermare senza problemi. Soprattutto aumentano le separazioni tra coppie di giovanissimi. Alle prime difficoltà i ragazzi che si sono sposati da poco decidono che è già ora di lasciarsi e di proseguire la vita ognuno per la propria strada. Problemi che spesso vengono alla luce in concomitanza con la nascita del primo figlio», spiega sempre l’avvocato Quattrone al “Corriere di Como”.
«Da parte della Chiesa c’è sempre maggior attenzione a questa realtà – aggiunge – E in tal senso i corsi prematrimoniali sono molto utili. Servono per vagliare e capire le vere intenzioni delle coppie. Sono decisamente utili».
Numeri dunque che indicano un progressivo allontanamento dalla Chiesa. «Non ci si deve stupire – interviene monsignor Angelo Riva, docente di Teologia morale e vicario episcopale per la Cultura della Diocesi di Como – Se un tempo il cristianesimo era vissuto appieno dalla totalità della popolazione, oggi non è più così. E questa situazione ha influito anche sui matrimoni. È un dato che indubbiamente rispecchia il cambiamento tuttora in atto della nostra società».
Ma c’è anche un altro fattore importante da considerare, secondo il religioso.
«Il vero problema è che non ci si sposa più – aggiunge mons. Angelo Riva – La diocesi lariana si sta sforzando e tramite i corsi prematrimoniali cerca di accompagnare quanti ancora sentono vivo il desiderio di sposarsi in chiesa. Siamo sempre di più davanti a un vero “analfabetismo affettivo” che incide sui fallimenti matrimoniali».

F. Bar.

Nella foto:
A Como crolla vertiginosamente il numero dei matrimoni celebrati in chiesa

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