I nidi, le accuse e il veterosindacalismo in trincea

La polemica sulle cifre
Le Rsu di Palazzo Cernezzi e la difesa strenua del maxi-buco di bilancio
La cosa più ridicola -a voler essere buoni e senza usare termini più duri – è che questo giornale (e segnatamente il sottoscritto) è accusato di aver definito “zavorra i bambini che sono il futuro della società civile”. Tanta è la miseria di una simile accusa, per di più falsa e strumentale, che non meriterebbe nemmeno un commento. In primo luogo perché la gran parte di chi lavora al “Corriere di Como” (e di nuovo rientra il sottoscritto) è un papà o una mamma. Poi perché l’unica

frase andata recentemente in stampa sul tema era ben altra e si riferiva ai problemi di bilancio dei nidi di Palazzo Cernezzi. Era questa: «È sicuro che un passivo totale di 4 milioni e rotti riferito al 2010 risulta una zavorra difficilmente sostenibile (per i conti comunali, ndr)».
Ma lasciamo perdere la manipolazione della realtà e gli insulti (nel documento è contenuta anche la folle accusa di voler il male degli anziani!) e passiamo al contenuto del fax sbucato in redazione ieri e siglato dalla Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) interna al Comune di Como. Il velenoso documento sindacale – al netto delle invenzioni – si concentra in un furioso attacco all’articolo del 2 novembre scorso nel quale si dava conto di una cifra comprovata: i 10 asili nido gestiti dal Comune – ognuno dei quali registra passivi compresi tra il mezzo milione e i 200mila euro – hanno creato nel 2010 una voragine nei conti dell’amministrazione ben superiore ai 4 milioni. Ma la nuda realtà scandalizza la Rsu. Ecco perché: «Declinare numeri senza specificare dettagliatamente a che cosa essi si riferiscono, cioè quali siano le entrate e quali le uscite, è puro esercizio matematico che produce perdita per tutti».
Ora, cosa cambi elencare le voci sul fronte dello spaventoso deficit finale, non è chiaro. Ma accontentiamo i sindacati: la causa principale del buco colossale nasce dal fatto che le rette pagate dalle famiglie coprono soltanto il 47% del servizio. E, in secondo luogo, resta il nodo dell’enorme costo del personale, voce che da sola, su 5 milioni e 200mila euro di costi globali, assorbe 4 milioni e 400 mila euro.
A questo punto, la Rsu afferma che «gli asili nido sostengono le famiglie, la possibilità di avere figli e di crescerli in modo adeguato, il poter permanere nel mercato del lavoro da parte delle donne, il prevenire situazioni di disagio sociale e favorire l’inserimento, il curare il processo educativo stimolando le capacità dei bambini», e altro ancora. E tutto questo – per i sindacati – «vale moltissimo, anche in termini economici, poiché si gettano le basi dei cittadini di domani». Siccome finora le argomentazioni non fanno una piega e sono condivisibili (anche senza dover accusare “il nemico” di vedere nei bambini la “zavorra” della società), stupisce il cieco veterosindacalismo che segue. Quello che, per restare in tema, rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca. Quello che – volantino dixit – definisce «miope e asfittica la scelta di tagliare i servizi perché genera un apparente risparmio che è solo contingente ma di fatto produce nel breve costi ben più alti di quelli precedenti».
Il paragrafo – che ancora una volta distorce ciò che è apparso il 2 novembre su questo giornale – è dedicato a quanto asserito dall’assessore Anna Veronelli. Cioè che, a fronte dei passivi enormi, probabilmente chiuderanno 2 strutture (i nidi di via Passeri e di Lora) e potrebbe arrivare anche un’ulteriore riduzione del personale. Due azioni – e qui torna a parlare il volantino delle Rsu – che «il sindacato non starà fermo ad aspettare» per evitare che «venga disfatto un servizio di tale importanza, costruito con pazienza e cura nel corso degli anni e di così vitale importanza per la società».
Sull’importanza del servizio, nulla da dire. Se non fosse che i sindacati ignorano (scientificamente?) le altre verità sui due nidi in questione. E cioè che a Lora, all’inizio dell’anno, vennero iscritti solo 7 bambini e che ora la struttura è a regime soltanto grazie alla disponibilità di alcune famiglie ad accompagnare i figli pur abitando altrove. Inoltre, che una situazione simile riguarda la struttura di via Passeri. Insomma, benissimo le battaglie dei sindacati a difesa del servizio nidi. Pessimo e fuori tempo, invece, l’innalzamento dei più ideologici vessilli del passato con cui non si vede la realtà economico-finanziaria drammatica delle strutture comasche e ci si nasconde nella trincea dell’immobilismo per difendere l’indifendibile, mettere a rischio il generale per salvare il particolare e nascondere scientificamente la verità sotto apodittici slogan. Non è così che si fa il bene delle mamme – e del servizio – a cui si proclama di tenere tanto.

Emanuele Caso

Nella foto:
Un’educatrice assiste i bambini in un asilo nido. Il personale ha costi molto alti

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.