I nodi del 2014

altIl temi caldi del dibattito. Una sintesi delle principali emergenze nell’agenda culturale della città di Como per l’anno appena iniziato
Inodi che verranno al pettine nel 2014 sul fronte della cultura comasca sono molti e di varia natura. Per scioglierli non basteranno i soldi – tanti – richiesti in alcuni casi, ma occorreranno lungimiranza e una notevole capacità organizzativa. Proviamo ad elencarne alcuni tra i principali.
Al centro del dibattito tornerà senza dubbio la prossima grande mostra di Villa Olmo, la seconda dell’era Cavadini.
Il “Corriere di Como” ha svelato di recente, in anteprima, tutti i particolari

dell’evento organizzato dal Comune di Como che andrà in scena, con un cambio significativo di tempistica, tra giugno e novembre e non nel canonico periodo marzo-luglio. L’assessore alla Cultura, Luigi Cavadini, dopo il flop della precedente mostra del 2013 “La città nuova. Oltre Sant’Elia” tornerà a occuparsi, con il nuovo curatore Flaminio Gualdoni, degli spazi urbani. La prossima mostra si intitolerà “Ritratti di città”, con opere di artisti come Umberto Boccioni (in mostra con l’opera “Mattino” del 1909), Carrà, Balla (“La giornata dell’operaio”, 1904) e Depero (“Grattacieli e tunnel”, 1930).
Ma vi sarà spazio anche per la pittura metafisica, che avrà in Giorgio De Chirico, con l’opera “Piazza d’Italia”, il suo massimo esponente.
La scommessa è capire se basterà questa costellazione di grandi nomi, con altri pittori come Melotti, Cavaliere, Merz, Schifano, Tadini e Rotella, per catturare l’attenzione del grande pubblico. La mostra del 2013, prima di un ideale trittico che si concluderà nell’anno dell’Expo, non ha certo brillato: 17mila visitatori contro i 50mila previsti, e polemiche a non finire sul conseguente buco di bilancio. Colpa, tra l’altro, di una promozione giudicata unanimemente deficitaria e inefficace.
C’è poi da capire come la città di Como vorrà conquistare nuovi visitatori per il suo sistema di musei, che soffre di una carenza endemica di biglietti staccati nonostante le giornate di “porte aperte” con ingresso gratis e i laboratori tematici. Un sistema peraltro privo da tempo di un coordinamento e di una direzione, soprattutto per quanto riguarda le collezioni dedicate al Novecento. Legato alla mostra di Villa Olmo – storica dimora che attende ancora di recuperare la sua piena funzionalità sul piano culturale e turistico (parco compreso) – ci sarà un evento collaterale nella Pinacoteca di Palazzo Volpi – la struttura più in debito di ossigeno per i visitatori – dedicato ad Aldo Galli, uno degli storici astrattisti comaschi che nella sua opera ha sviluppato a lungo e con varie declinazioni il tema della città.
Altro nodo problematico e colossale è il futuro dell’ex cineteatro Politeama di piazza Cacciatori delle Alpi, giunto in eredità al Comune: il mondo del teatro comasco lo vuole, ma per ora ha le mani legate. Un tesoro che fa gola a molti. Alfredo Caprani della compagnia “Città di Como” sogna da anni di ospitarvi un teatro stabile. E anche Miriana Ronchetti di “Orizzonti Inclinati” lo reclama per chi fa teatro, cultura e musica. Sperano tutti che l’uscita il 9 gennaio del film di Paolo Virzì Il capitale umano, thriller girato dentro e fuori il Politeama, accenda i riflettori sul caso. Lo stesso auspica il Conservatorio, che ha sete di spazi: da tempo ha pronto con il Politecnico un progetto per il riuso della struttura come auditorium e sede di laboratori. Anche il Sociale vuol dire la sua sul teatro nato nel 1910: il presidente della Società dei Palchettisti, Francesco Peronese, ha lanciato l’idea di un tavolo comune con Palazzo Cernezzi per gestire le sorti della struttura, riferendosi all’imminente scadenza dell’Expo 2015 in vista di eventuali bandi per fondi europei da acchiappare al volo. E qualche imprenditore, fa sapere il Comune, pare sia interessato a entrare in gioco per il recupero. Ma intanto le sovrastrutture cedono: infiltrazioni, incendi, crepe, incuria. Si dovrebbero spendere tra i 5 e i 6 milioni di euro per il recupero.
E il Comune non ha ancora la totalità delle quote di proprietà.
Unica certezza, solida e storicamente consolidata da due secoli di attività, rimane il Teatro Sociale, che sarà chiamato nel 2014 a una nuova sfida, ossia confermare il ruolo dell’Arena all’aperto di via Bellini, scenario della messa in scena “popolare” di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Un titolo con cui si spera di bissare il successo dei Carmina Burana di Carl Orff, portati sul palco con grandissimo successo in due indimenticabili sere d’estate nel 2013.

L.M.

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