I parlamentari: «Misure limitate e ancora insufficienti»

'In Ticino chi presenta infezione sarà valutato con attenzione'

Le scelte del governo di Berna non sono piaciute alla politica italiana, tuttora in pressing affinché si trovino forme di tutela maggiore per i 70mila frontalieri che ogni giorno vanno in Ticino a lavorare. «Mi appello al nostro governo e al ministro degli Esteri affinché garantiscano le giuste tutele ai lavoratori delle nostre provincie – ha commentato Nicola Molteni, deputato della Lega, già sottosegretario all’Interno nel governo gialloverde – Conte ascolti le preoccupazioni e il grido di allarme dei nostri lavoratori garantendo nel decreto economico e fiscale risorse e ristorni economici e tutele previdenziali. I nostri frontalieri non possono essere considerati carne da macello».

Sulla stessa linea il deputato di Fratelli d’Italia, Alessio Butti. «È crollato definitivamente il mito della serietà del governo svizzero. Berna non ha preso alcuna misura drastica per arginare la diffusione del Coronavirus. Per i nostri 70mila frontalieri c’è un problema. Sarebbe servito un accordo tra governi per garantire gli ammortizzatori sociali a chi vive in Italia e lavora in Svizzera, ma il sottosegretario Scalfarotto si è limitato a telefonare all’ambasciatrice elvetica in Italia. Assurdo».

La deputata comasca Chiara Braga, componente della segreteria nazionale del Pd, giudica «un importante passo avanti le misure di restrizione adottate dalla Svizzera» e garantisce «una continua vigilanza affinché i diritti e la salute dei lavoratori frontalieri siano garantiti». Allo stesso modo, il senatore varesino Dem, Alessandro Alfieri, capogruppo in commissione Esteri a Palazzo Madama, parla di «raggiungimento, anche se in ritardo, di standard più vicini a quelli introdotti da tempo in Italia» ma non rinuncia a polemizzare per «la lezione al nostro Paese, ascoltata durante la presentazione delle misure, quanto mai fuori luogo. L’inserimento della sola Italia fra i Paesi a rischio, con tutti i Paesi confinanti con la Svizzera che sono in piena emergenza, è uno sbaglio enorme». Alfieri chiede poi «una forte presa di posizione delle autorità ticinesi contro i tentativi di pernottamento forzato messi in atto dai datori di lavoro svizzeri verso i frontalieri. Nessuna forzatura è più accettabile».

Nella mattinata di ieri, sulla questione dei rapporti con la Svizzera era intervenuto anche il presidente della Regione, Attilio Fontana. «La nostra attenzione sul Coronavirus – ha detto il governatore lombardo – è a tutto campo e comprende anche i frontalieri. I timori dei lavoratori italiani in Ticino sono legati soprattutto alle informazioni ancora frammentarie e alla loro tutela. È quindi necessaria una grande attenzione reciproca per condividere le informazioni con le autorità elvetiche così, da tutelare sia i lavoratori italiani che le persone che con loro vengono a contatto».
Un’ultima riflessione è giunta dal segretario della Uil di Como, Salvatore Monteduro. «Tutto questo fa percepire realmente quale sia l’importanza dei frontalieri per la Svizzera. Fino all’altro giorno c’era qualcuno che diceva “possiamo fare a meno degli italiani”, ma non è vero. I nostri frontalieri sono fondamentali per tutti i settori produttivi e non soltanto per la sanità. È chiaro che questo allarga la responsabilità da parte della Svizzera di adottare tutte le misure a protezione dei lavoratori. Dovrebbero limitare, dove possibile, anche le attività produttive, per ridurre il numero di persone costrette ogni giorno a varcare la frontiera».

Dopo questa emergenza, conclude Monteduro, «cambierà il mondo. E chi ha immaginato che la competitività si potesse giocare all’interno del proprio Stato, abbassando le tutele dei lavoratori, ha subìto una severa lezione. La Svizzera non potrà rimanere fuori da regole più globali».

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