I ragazzi belgi stavano facendo sci nautico, una barca sarebbe passata “sopra” all’altra

Le forze dell'ordine a Lenno

Stavano facendo sci nautico. L’avrebbero ammesso loro stessi, una volta sentiti dagli inquirenti che indagano sull’incidente di Lenno in cui, nello scontro tra due barche, ha perso la vita il 22enne Luca Fusi, ragazzo di Guanzate, colpito in pieno dalla barca con a bordo 11 turisti belgi.
Una tragedia che risale al pomeriggio di venerdì scorso nello specchio d’acqua davanti alla punta di Balbianello, uno dei più frequentati anche dai natanti. Non erano dunque appena partiti da riva, ma la barca pare procedesse già a velocità sostenuta, con un ragazzo trainato con la corda che planava con gli sci sull’acqua. Una giornata che era iniziata presto per gli amici in arrivo dal Nord Europa, con un pranzo insieme, qualche birra è «qualche mojito», come avrebbero dichiarato. Non però Cèlia Wuttke, la 20enne che era alla guida dell’Ntx 20 Mastercraft lungo cinque metri e largo due. Lei, nata a Losanna, in Svizzera, e residente a Kruisem (comune delle Fiandre a metà tra Bruxelles e il confine con la Francia) era al timone senza avere assunto alcol, questo almeno avrebbero rivelato i primi test preliminari effettuati subito dopo l’incidente.

La barca da lei condotta, tuttavia, procedeva a velocità sostenuta e con un amico che faceva sci nautico, tutto il contrario insomma di quanto sembrava in un primo momento dopo l’impatto. Non solo, a bordo della barca battente bandiera belga, c’era anche musica ad alto volume. Un particolare che potrebbe essere per nulla secondario e che potrebbe aver giocato un ruolo decisivo nel non far sentire le urla dei ragazzi italiani a bordo del Sea Ray travolto dal Mastercraft. I ragazzi superstiti, sentiti dagli inquirenti ancora sotto shock, avrebbero riferito che la barca procedeva con la punta alta, quindi senza avere visuale davanti. Un ulteriore elemento che unito alla musica alta e alla velocità sostenuta, porta ad avere un quadro inquietante sulla dinamica dell’accaduto.

L’impatto è stato infatti violento, per nulla frenato. La barca belga sarebbe passata letteralmente sopra a quella dei tre ragazzi italiani. Luca Fusi sarebbe stato colpito in questo momento con la chiglia e l’elica, morendo sul colpo. Uno dei suoi amici, avvisato poco prima dell’impatto dall’urlo dell’amico poi deceduto («Attenti, ci vengono addosso») avrebbe fatto in tempo a lanciarsi nel lago. L’altro amico si sarebbe buttato per terra, all’interno del motoscafo, evitando l’impatto con la chiglia. Entrambi sarebbero rimasti feriti ma per fortuna in modo non grave. Anche un ragazzo che era a bordo del natante belga sarebbe finito in acqua in seguito alla violenza dello schianto. L’Ntx 20, dopo aver scavalcato il motoscafo, avrebbe poi proseguito la propria corsa per altri 500 metri.

Una descrizione dell’accaduto, stando al racconto dei testimoni, che cambia e di molto il quadro che pareva emergere in un primo momento, e questo indipendentemente dall’assunzione o meno di alcol da parte di chi guidava. Anche perché un simile comportamento da parte del natante belga sarebbe avvenuto in un punto che, come detto, è assai frequentato da barche, turisti e appassionati che vivono il lago con molti mezzi, non per forza a bordo solo di barche a motore. «Negligenza, imprudenza e imperizia» che hanno finito con il tingere con il colore del sangue il pomeriggio che doveva essere spensierato.

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