I RITARDI BUROCRATICI DELL'UNIVERSITÀ ITALIANA CAUSA DELLA FUGA DEGLI STUDENTI ALL'ESTERO

Risponde Renzo Romano:

Vorrei segnalare una palese contraddizione.
Gli studenti italiani che desiderano completare il proprio percorso di studi con una laurea magistrale/master, si imbattono talvolta in una singolare sfasatura di tempi. Le università straniere richiedono infatti la cosiddetta “application” form (la domanda corredata dal percorso scolastico e dagli esami sostenuti) con largo anticipo, mentre qualche università italiana inizia a valutare la domanda solo dopo metà luglio. Risultato: chi non vuole rischiare di rimanere con un pugno di mosche prende la via che porta lontano dal nostro Paese. Così facendo l’Italia favorisce la fuga di cervelli e non mi pare proprio che vi sia bisogno di questo ulteriore incentivo…

Anna Caccia

Cara Anna,
il contenuto della sua lettera è inquietante e irritante. Inquietante perché mi sembra che il gran parlare che si fa ai massimi livelli di riforma dell’università in Italia per rendere le nostre istituzioni accademiche competitive in contenuti, prospettive occupazionali e ricerca con quelle degli altri Paesi, non solo europei, rimanga troppo spesso a livello di “chiacchiere” e non sfoci in atti concreti in tale direzione. Questa incapacità di tradurre le intenzioni (non del tutto scontate) in azioni non è compatibile con l’esigenza di rinnovamento che investe ogni aspetto della società e quindi anche il mondo accademico.
“Inquieta” scoprire, anche se in verità non è una sorpresa, tanta colpevole indifferenza e disattenzione. Il “gattopardesco” sospetto che tanto blaterarne sia squallida tattica per non farne nulla, è sempre più consolidata certezza.
Non azzardo neppure tentare di spiegare i motivi di questa “non volontà” di rinnovamento, o meglio volontà di “non rinnovamento”.
Le difficoltà e gli ostacoli che incontrano coloro che hanno veramente “fame” di novità positive hanno tutti i nomi delle situazioni meno nobili, intricate, oscure, complicate da interessi qualche volta personali o di piccoli gruppi che non vogliono rinunciare ad alcun privilegio, in cui si dibattono le nostre università.
I problemi da affrontare e risolvere riguardano la selezione dei docenti, la ricerca, il merito, il precariato… e via dicendo.
Definivo “irritante”, cara lettrice, il contenuto della sua lettera perché quanto accade rivela irresponsabilità e indifferenza di fronte a una riconosciuta richiesta ed esigenza di qualità del mondo produttivo e della ricerca scientifica.
Ma come è possibile che un giovane sia “costretto” a scegliere di andare all’estero a studiare perché il comitato di valutazione delle domande di ammissione si riunisce solo dopo il 15 luglio quando le università straniere hanno già espresso le loro valutazioni?
Dove vanno a finire quei bei discorsi sulla necessità di impedire la “fuga di cervelli” dall’Italia all’estero, anzi di fare in modo che le nostre università siano ambite dagli studenti di altri Paesi?
Lei ha pienamente ragione, la contraddizione è lampante nella sua assurdità. E anche deprimente, perché basterebbe poco per ovviarvi. Buon senso suggerirebbe di adeguare i tempi delle nostre università a quelli del resto d’Europa e del mondo.
Si favorirebbe il confronto da parte degli studenti delle diverse offerte formative da parte di tutte le università, italiane e straniere. Spero che la situazione da lei segnalata non sia generalizzata ed estesa a tutte le istituzioni accademiche del nostro Paese.
Per fortuna assieme a note sconfortanti, come quella di cui abbiamo scritto, dall’università arrivano anche iniziative che fanno ben sperare. Mi ha colpito la notizia che l’università dell’Insubria – la nostra università – ha organizzato uno stage estivo di matematica al quale parteciperanno trentasei studenti del quarto anno di scuola superiore provenienti da tutta Italia. Appare straordinario e inaspettato, ma solo per chi non conosce i giovani e la loro voglia di “contare”, scoprire che ci sono trentasei ragazzi e ragazze, disposti a trascorrere due settimane d’estate immersi nel complesso e intrigante mondo della matematica per tentare di apprezzarne il fascino misterioso.
Questa bella nota segue l’altrettanto bella notizia, che abbiamo riportato la settimana scorsa a seguito della segnalazione di un lettore del “Corriere di Como”, dell’impresa vittoriosa a “Matematica senza frontiere”, vero e proprio campionato europeo di matematica, di una classe del liceo scientifico “Paolo Giovio” di Como.
Di fronte a episodi confortanti come questi, testimonianze concrete di passione e voglia di “sapere” da parte dei nostri studenti, si impongono il buon gusto e il dovere di provvedere al più presto a eliminare quelle spiacevoli discrepanze organizzative che possono “costringere” i nostri migliori studenti a dover scegliere università straniere per completare i loro studi e soddisfare le loro ambizioni di approfondimento.
Aspettiamo segnali in proposito.

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