I tesori dimenticati del capoluogo dal Medioevo al Razionalismo

Chiesa di San Lazzaro in via Teresa Rimoldi (Como). Abbandonata e fatiscente.

Una città che si sgretola, che cade letteralmente a pezzi. In un momento storico già gravoso per gli abitanti e con in fondo al tunnel la prospettiva di tornare a essere città turistica. Ma con quali biglietti da visita?
Il degrado è lampante su molti dei monumenti più insigni della città di Como, non tutti per fortuna. Ma quel che è gravato da problemi di varia natura (incuria, scarsa manutenzione, rifiuti, graffiti) spicca per quantità e qualità. “Degrado” non è solo una pietra che cade da decine di metri o una massa di erbacce o mucchi di rifiuti come documentano la cronaca di questa settimana e il nostro reportage fotografico: va compresa nel concetto e anzi lo sostanzia anche la mancata o comunque parziale e non compiuta pianificazione di quella “conservazione programmata” che fu il tema cardine di un sontuoso convegno comasco promosso dal Comune di Como con tanto di volume dei relativi atti che ebbe luogo nell’ormai lontano 2009 alla Casa del fascio, capolavoro del razionalista Giuseppe Terragni.
Che se tornasse in vita oggi inorridirebbe di fronte alla situazione in cui versano i tesori dell’architettura razionalista in città, una città a due velocità che lo osanna in Pinacoteca con mostre temporanee e allestimenti permanenti ma fuori lascia emergere il lato oscuro della medaglia. La cittadella razionalista a lago ad esempio, con i marciapiedi crivellati accanto al Novocomum, lo stadio Sinigaglia che grida vendetta, e l’Asilo Sant’Elia di via Alciato progettato nel 1935 e realizzato nel 1936-1937 con il cantiere annoso tuttora visibile e sul capo la spada di Damocle di un contenzioso per le criticità emerse durante gli ultimi adeguamenti.

Una brutta figura a livello planetario, con tanto di petizione sottoscritta anche dal pronipote di Terragni, Attilio e articoli su riviste specializzate tra cui quella diretta da Paolo Portoghesi, che sul restauro dell’Asilo Sant’Elia ha gridato allo scandalo con tanto di foto in prima pagina. Como ha molte eredità del passato che meritano e chiedono per essere a loro volta tramandate a chi verrà dopo. Il rapporto conflittuale tra Como e i suoi gioielli non si ferma purtroppo all’Asilo Sant’Elia, per fermarsi al XX secolo basti citare lo stato di un monumento vincolato e proprietà comunale all’82% come l’ex cineteatro Politeama, all’epoca dell’inaugurazione (1910) sugli altari per l’uso virtuoso e pionieristico dei cementi armati e con tanto di tetto apribile nella bella stagione. E ora percorso da crepe e infiltrazioni di umidità e senza un futuro certo.

Ma la storia del degrado “monumentale” dei monumenti di Como parte da lontano, e ne è emblema lo stato del complesso di San Lazzaro in via Teresa Rimoldi, nella foto, dove sorge ciò che rimane dell’antica chiesa annessa all’ospizio di San Lazzaro dei lebbrosi, fondato al tramonto del XII secolo per dare accoglienza e assistenza ai malati di lebbra abitanti nella convalle; la chiesa risale anch’essa a fine XII-inizio XIII secolo ma fu ristrutturata 300 anni più tardi, ricostruendo la volta e sollevando il pavimento, e si caratterizza per avere le navate poste su due livelli diversi; sconsacrata fin dal 1779 e trasformata in abitazione e magazzini. Una struttura essa pure vincolata dal ministero per i Beni culturali nel 2001, ossia vent’anni fa e dotata di fascia di sicurezza edilizia ma ormai cadente. A volte la tanto e spesso giustamente bistrattata burocrazia fa più e meglio di tante promesse della politica.

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