I veri compiti delle vacanze

Un’occasione per genitori e figli
Dare consigli ai ragazzi su come trascorrere le vacanze è esercizio di pura e vuota retorica. La probabilità di essere ascoltati è prossima allo zero. Meglio allora è un’accorata preghiera ai genitori di assecondare i loro figli in quella voglia di libertà che esplode all’ultimo suono della campanella.
Però, “cum grano salis”, come ammonivano i saggi latini, ovvero con attenzione e discrezione. I ragazzi, dopo un anno passato sui banchi, stretti fra le pretese dei professori, le aspettative

dei genitori e le preghiere dei nonni, hanno davvero bisogno di ritornare padroni di se stessi e, quindi, sentirsi liberi di scegliere come passare il proprio tempo. Ed è proprio su questo desiderio di libertà che devono puntare i genitori per “consigliarli” senza dare loro “consigli” o peggio imponendo loro obblighi difficilissimi da onorare.
Presupposto di questa strategia è recuperare con i figli quel “dialogo” che durante l’anno scolastico è quasi inesistente per mancanza di tempo da parte di entrambi. Quel che sopravvive del dialogo riguarda quasi sempre solo i risultati a scuola e questo, soprattutto quando le cose non vanno nel migliore dei modi, penalizza e pregiudica ulteriormente il già difficile rapporto.
Spesso mamme e papà non “conoscono” affatto i loro figli, ancora più spesso questi non “conoscono” mamma e papà. E questo perché non parlano tra loro. Seppur timido, il consiglio è di approfittare del periodo estivo per “conoscere” meglio i propri figli. Allora sarà forse meno complicato e difficile indurli a leggere un libro, piuttosto che trascorrere passivamente inebetiti lunghe ore davanti a un televisore o al monitor del computer.
Aiutarli a scoprire i miracoli della natura, programmando gite insieme, potrebbe essere meno complicato del previsto. Parlare con loro anche dei sentimenti, senza sottovalutarli, stimolandone la confidenza con estrema delicatezza, può dare risultati preziosi e insperati per scoprirne cuore e intelligenza. La prima cotta, il filarino, il rinsaldarsi di un’amicizia o la scoperta di una nuova, devono essere vissuti con la partecipazione sia pure discreta e rassicurante dei genitori, non di nascosto.
La complicità tra genitori e figli non è equamente suddivisa. L’accortezza e la sensibilità dei genitori devono tendere a privilegiare le scelte dei figli ma non possono rinunciare a una sapiente e intelligente opera di convinzione e di correzione nelle situazioni più complicate. I ruoli non possono, anzi non devono, confondersi. Nel “dialogo” tra genitori e figli la distinzione dei compiti è netta. Un padre, una madre, sono i delicati contrappesi alle esuberanze dei figli. Delicati e anche intelligenti.
I famigerati compiti delle vacanze, per esempio, sono spesso una vera fonte di supplizio. Pretendere che per tutta l’estate i ragazzi debbano sgobbare due o tre ore al giorno sui libri mi sembra assurdo e inutile. Piuttosto che imporre loro di svolgere pedestremente cento ripetitivi esercizi di algebra, perché non impegnarli a risolvere stimolanti problemi di logica, o magari di geometria, che potrebbero coinvolgere anche i genitori? Piuttosto che scopiazzare un tema, o stampare da Internet una fantasmagorica ricerca sull’universo, non è meglio godersi un bel libro?
Sono d’accordissimo con gli insegnanti che come compito per l’estate danno ai loro alunni da leggere libri, magari anche di argomento scientifico. Se questi libri li leggessero anche i genitori potrebbe scapparci qualche salutare ed educativa discussione…
Mi rendo conto che quanto ho scritto intorno al dialogo e dintorni tra genitori e figli è pura utopia. Ma, ha sentenziato un saggio, “l’utopia è la realtà del domani”.

Renzo Romano

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