Il campo di battaglia

Cosa c’è in gioco
Chiuso il sipario sull’ottava mostra consecutiva a Villa Olmo, quella su Giovanni Boldini che domani vivrà il tradizionale evento di chiusura, inizia già il conto alla rovescia per la prossima. Serrato, e con ancor più incertezze del passato, quando il dibattito al calor bianco era sull’opportunità di questi grandi eventi, sulla loro effettiva ricaduta economica e culturale. Dall’anno prossimo, un’altra giunta e un altro consiglio a Como dovranno raccogliere il testimone. E questo pone già oggi sul terreno tutta una serie di ulteriori complicazioni per chi dovrà organizzare il nono evento. L’approssimarsi delle amministrative e in particolare l’incertezza sul ruolo che giocherà Sergio Gaddi (semplice candidato a fare il tris come assessore della Cultura o in prima persona sindaco?) faranno dell’autunno e dell’inverno che attendono i comaschi un divertente campo di battaglia tutto da raccontare.
Per quanto riguarda le mostre siamo tuttora in campagna elettorale: già nel 2011 le amministrative che porteranno al nuovo sindaco e alla nuova giunta di Como imporranno di fare presto e di presentare quanto prima il prossimo progetto. E dovranno anche fissare quali soldi saranno a disposizione per realizzarlo: c’è da augurarsi che non si ripeta puntualmente il teatrino di polemiche per i buchi di bilancio che ha spesso crivellato il cammino delle mostre in questi otto anni, rischiando di rovinare la festa.
Di fatto, comunque, un capitolo si chiude. Comunque la si pensi, l’esperienza delle grandi mostre di Villa Olmo è stata un momento prezioso, per la città. Ha contribuito all’alfabetizzazione culturale di molti che non hanno dimestichezza con i musei, ha costruito un bene comune in termini di crescita civile e di benessere anche economico. E ha pure evidenziato – anche questo a ben vedere è un valore – le carenze strutturali che impediscono alla città di spiccare il volo come dovrebbe: litigiosità, invidie, incapacità di fare lavoro di squadra, tendenza a buttare sempre il bambino con l’acqua sporca.
Lo ripeteremo fino alla nausea: fatto tesoro dell’esperienza, è sempre più tempo di un salto di qualità, di un cambio di marcia significativo. In parte già si è avuto un miglioramento, anche grazie alle nostre insistenze: finalmente dall’anno scorso le mostre di Villa Olmo incentivano – come avvenne nel 2005 con Picasso – la visita ai musei cittadini. Dove ci sono tesori spesso inesplorati come i disegni del futurista Antonio Sant’Elia. Per onorarlo, il Comune ha promesso una mostra, da varare anch’essa per la primavera, in parallelo con quella di Villa Olmo. Un’ulteriore complicazione in un quadro già non lineare, a voler essere maligni. A voler essere costruttivi, potrebbe invece essere l’occasione per dimostrare, una volta tanto, di che pasta si è davvero fatti.

Lorenzo Morandotti

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.