Il buco nero della Ticosa inghiotte il futuro di Como: delusione, sconcerto e rabbia tra chi vive in città

Santarella e area ex Ticosa, le immagini del degrado

Se il nuovo lungolago di Como, dopo eterne vicende, giudiziarie e non, sta lentamente prendendo forma, è la Ticosa adesso a “fregiarsi” del poco invidiabile titolo di eterna incompiuta, nel sempre più disastrato panorama del capoluogo. E così la porta di accesso alla città, il simbolo della Como industriale, il futuribile snodo viabilistico cruciale per la mobilità del futuro e l’eterno sogno per automobilisti in cerca di un parcheggio, continuerà ancora a lungo a giacere nella propria immobilità e nel degrado, quest’ultimo invece in costante evoluzione.


La doccia ghiacciata di giovedì, con l’ammissione da parte di Palazzo Cernezzi che il bando per l’appalto dei lavori è stato annullato a causa di “vizi nella documentazione della gara bandita alla fine di febbraio 2020”, ad alcuni fa tornare in mente il famoso spettacolo pirotecnico organizzato dall’allora sindaco Stefano Bruni – era il 2007 – voluto per sancire in stile hollywoodiano la fine di un’era e l’inizio di una nuova visione per la città. Sono passati 14 anni e lei, l’area della Ticosa – così come l’ormai mitologica cella 3 da bonificare – noncurante di quanto accade all’interno degli uffici del Comune e lungo i corridoi di Palazzo Cernezzi, continua a fare bella mostra di sé, accogliendo quanti arrivano a Como.

Gli interventi


«Siamo davanti all’ennesimo fallimento di una giunta incapace – è il primo spunto di riflessione di Elisabetta Patelli, presidente onorario dei Verdi della Lombardia – La Ticosa è il simbolo, forse quello più evidente, di mala gestione. Rappresenta l’incapacità politica – dalla demolizione nel 2007 – delle varie amministrazioni, anche se quest’ultima è di certo la peggiore, nell’affrontare un problema decisivo per il futuro della città, per la visione urbanistica del domani. E adesso, per errori che qualcuno dovrà spiegare, tutto è andato in fumo». E purtroppo l’elenco degli errori commessi dagli uffici non è di poco conto. Si tratta di sbagli di carattere sia formale (come la mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di modifiche essenziali ai documenti di gara intervenute nel corso della procedura), sia sostanziale (erronea configurazione dei requisiti di legge previsti per lo smaltimento di rifiuti speciali). In sostanza il bando uscito dagli uffici comunali è sbagliato, è da rifare.

«Siamo davanti a qualcosa di realmente incredibile. Questi lunghi mesi di pandemia hanno fatto passare in secondo piano problemi molto importanti della città. Uno su tutti la necessità di creare posti auto per chi lavora a Como e per chi qui si sposta – interviene il presidente di Confesercenti Como, Claudio Casartelli – Ebbene sapere che adesso ci si dovrà risiedere a un tavolo per ricominciare da capo non è ammissibile». E inevitabilmente scatta la richiesta di «capire chi è responsabile per un simile danno economico e organizzativo. In un’azienda privata chi sbaglia ne risponde, qui invece non si riesce a capire come possano accadere simili fatti – aggiunge Casartelli – E purtroppo la lentezza della burocrazia, la complessità del funzionamento degli uffici possono portare a simili storture senza che ci sia un responsabile».

E chi nella Ticosa ha sempre visto una zona fondamentale per la rinascita della città, anche perché portatrice di parcheggi, sono i commercianti sia della vicina via Milano Alta che dell’intera zona di ingresso a Como. «Un vero disastro. La pandemia ha ucciso il commercio che già non se la passava bene e nella nostra via le serrande abbassate non si contano più – dice il portavoce dei commercianti di via Milano Alta, Stefano Vicari – Adesso quando ci riprenderemo, per i pochi rimasti aperti ci sarà anche il problema, eterno, della cronica mancanza di parcheggi. La Ticosa da anni per noi doveva essere utilizzata, a prescindere dal progetto di riqualificazione dell’immensa area, anche come zona dove creare posti auto vitali sia per chi lavora e viene a fare spese da noi ma anche per il resto della città». Ma è anche un altro il ragionamento, molto simbolico, alla base dell’amara riflessione conclusiva. «Vedere un cantiere attivo in Ticosa, poter finalmente osservare le ruspe in azione, avrebbe infuso una grande speranza nei comaschi per il futuro della loro città. Le persone invece ormai da anni passano in zona e vedono sempre la stessa condizione di degrado – chiude Vicari – Purtroppo dovremo abituarci al solito panorama ancora per molto».

Chi della necessità di una mobilità più fluida e di posti auto a disposizione dei cittadini ha sempre fatto un proprio cavallo di battaglia è l’Acus (Associazione civica utenti della strada). «Una situazione veramente complessa. Si dovrà comprendere cosa è accaduto, giusto per capire cosa non ha funzionato – sottolinea il presidente di Acus, Mario Lavatelli – Detto questo, è un problema vista la carenza di parcheggi. Adesso il Comune dovrà mettersi al lavoro per recuperare posti auto in aree magari oggi inutilizzate».

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