IL CANTON TICINO SI CHIUDE A GUSCIO

di DARIO CAMPIONE

La vittoria della lega di bignasca
La Neue Zürcher Zeitung, il più importante quotidiano svizzero di lingua tedesca, commentando l’esito del voto in Canton Ticino ha titolato in prima pagina con una certa enfasi: «Tsunami elettorale».
Anche oltre Gottardo il fenomeno Lega è diventato oggetto di discussione seria. Dopo vent’anni, il folklore del “Nano” Bignasca si è trasformato in questione politica.
A ottobre si rinnova il Parlamento federale, la Svizzera – così come molti altri Paesi europei – è alle prese con

una profonda trasformazione sociale. Gli effetti di questo cambiamento saranno visibili anche nella composizione delle future assemblee legislative bernesi. Dove si annunciano nuovi sconquassi.
La Lega dei Ticinesi ha certamente sbancato, sicuramente approfittando dell’accordo di desistenza siglato con l’Udc, partito che non ha presentato una lista per il Consiglio di Stato di Bellinzona e ha chiesto nel contempo ai propri elettori di far convogliare i voti sul movimento di Giuliano Bignasca.
L’esito era prevedibile, dicono adesso molti commentatori. Ma ogni terremoto ha in sé una componente di assoluta imprevedibilità.
Che la Lega potesse vincere era ipotizzabile, non che avesse un successo di simili proporzioni.
I motivi di questa vittoria sono molti. Innanzitutto, la crisi della partecipazione, dimostrata dallo storico record dell’astensionismo (quasi il 42%). In secondo luogo, il progressivo allontanamento dai partiti storici, una costante da molti anni a questa parte, fenomeno non soltanto ticinese. A marzo, a Ginevra, la città più progressista della Svizzera, il Mouvement Citoyens Genevois, partito populista fondato 4 anni fa da Eric Stauffer, ha conquistato 11 seggi su 80 in consiglio comunale, cambiando di fatto i rapporti di forza tra destra e sinistra.
La Lega urla e sbraita contro i frontalieri, contro i malviventi (italiani o slavi), contro il ministro Giulio Tremonti.
Fa leva, per ottenere voti, su questioni che nulla hanno a che vedere con il governo locale. Fa leva -terzo motivo del suo successo – sulle paure, sul futuro incerto, sulla crisi di identità che taglia trasversalmente il mondo occidentale globalizzato.
Il microcosmo ticinese, assediato a Nord da Berna e a Sud dall’Europa, risponde chiudendosi in un guscio sempre più impenetrabile. La prova cui è sottoposta oggi la Lega dei Ticinesi è, forse, quella decisiva. Dovrà dimostrare di saper trovare soluzioni ai problemi sin qui sollevati con molta veemenza. Anche se il “Nano”, ancora domenica pomeriggio, ricordava davanti alle telecamere la sua eterna vocazione: «di lotta e di governo».

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