«Il caso Rsa: a rischio la tenuta del sistema». Il sindacato: il 20% del personale è affetto da Covid-19

«La tenuta del sistema residenziale assistito in provincia di Como è a rischio». Alessandra Ghirotti, segretaria della Cgil funzione pubblica commenta con molta preoccupazione i dati che giungono a singhiozzo dalle case di riposo lariane. Ma anche i numeri pubblicati ieri dal Corriere di Como sull’altissima percentuale di contagiati da Coronavirus nelle Rsa lariane.Il sindacato ha indetto una video-conferenza stampa oggi alle 12 per parlare della situazione drammatica in cui gli operatori sanitari sono costretti a lavorare.Non ci sono anticipazioni sugli argomenti che saranno trattati, ma è facile prevedere che si parlerà di quanto accaduto durante l’emergenza Covid- 19 nelle stesse Rsa, e non soltanto in quelle comasche. «I pochi dati che sinora abbiamo ricevuto sono allarmanti – dice Ghirotti – soprattutto se letti in prospettiva. Parliamo di comunità chiuse, nelle quali il contagio rischia di allargarsi. Anche per questo chiediamo subito l’attivazione di protocolli a misura di singola struttura, con isolamento degli ospiti e protezione degli operatori».Quello che più preoccupa è il numero di addetti contagiati. «Siamo attorno al 20% del totale – ipotizza ancora Ghirotti – tra poco non saremo più in grado di garantire l’assistenza. Per questo dico che è a rischio la tenuta di tutto il sistema».Nelle Rsa servono camici e mascherine. E personale. Alcune case di riposo hanno aperto bandi per assunzioni immediate, ma ovviamente in pochi si sono fatti avanti.Il sindacato imputa alle autorità sanitarie e alla Regione molte responsabilità per quanto accaduto. «Con l’Ats Insubria è davvero difficile interloquire – dice Vincenzo Falanga, segretario della Uil funzione pubblica del Lario – in questa emergenza ci sentiamo un territorio di serie B. Forse in pochi lo sanno, ma la nostra è l’unica provincia in cui non è in funzione un laboratorio per processare i tamponi».In effetti, la tabella regionale mostra 22 strutture abilitate alle analisi diagnostiche sui positivi al Coronavirus, nessuna delle quali sul Lario. Cosa che di per sé potrebbe anche non essere significativa, se non per il fatto che i tempi di accertamento per i tamponi comaschi sono comunque più lunghi degli altri. Ma non è soltanto questo a preoccupare il sindacato. Proprio ieri le categorie della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil hanno scritto al prefetto Ignazio Coccia per denunciare quanto sta accadendo a proposito dei tamponi per la verifica della positività o negatività al Covid-19 degli operatori sanitari delle Rsa in isolamento domiciliare. «Abbiamo ricevuto segnalazioni su comunicazioni telefoniche da parte di Ats con cui si invita il personale dipendente di strutture sanitarie pubbliche e private a presentarsi presso la struttura di San Martino a Como – scrivono i sindacati – Ora, tutti i soggetti posti in quarantena, durante tale periodo hanno l’obbligo di rimanere nelle loro abitazioni. Chiediamo quindi, laddove possibile, di attuare una procedura di convocazione conforme alla legge che possa mettere in condizione il personale chiamato di essere giustificato per l’uscita». Disorganizzazione, scarsità di informazioni, procedure disomogenee. Tutte cose che non aiutano a superare più in fretta la crisi epidemica.«Chi intende addossare alle singole Rsa le colpe di un tale disastro sbaglia completamente il bersaglio – dice Gian Antonio Girelli, capogruppo del Pd in commissione regionale Sanità – sono piuttosto mancate del tutto le indicazioni della Regione e delle Ats. Noi abbiamo chiesto il 30 marzo scorso in modo formale di conoscere il numero dei decessi nelle case di riposo. A questa domanda non abbiamo avuto risposta, qualcuno ci ha addirittura detto di non avere tempo. Ma al di là della mancata trasparenza, che pure è un problema, come si fa ad avere un quadro pandemico controllato se non si conosce l’esatta fotografia della situazione?».La fase 2, nelle case di riposo, rischia di essere un problema irrisolvibile.«Con il personale sono in enorme difficoltà, dato l’altissimo numero di assenze – dice ancora Girelli – Soltanto adesso si stanno facendo i tamponi nelle Rsa e il numero dei positivi è altissimo. Un dato peraltro prevedibile. Se non dovesse esserci una lettura dei dati contestualizzata, avremmo indicazioni “false”, incapaci cioè di indirizzare verso le giuste politiche. Continueremmo a navigare a vista, come stiamo facendo adesso. Per tenere sotto controllo una pandemia ogni fonte di contagio va controllata. Noi, con le case di riposo, non lo stiamo facendo.