Il centro di Como è invaso dai turisti. Ma i negozi storici chiudono le serrande

Centro storico di Como

Ciceri: «Un Circolo per salvaguardarli». Casartelli: «Le locazioni alte incidono»

Nel decennio record per il turismo per la città di Como, i negozi dentro le mura, un centro commerciale a cielo aperto, continuano a cambiare insegne in modo frenetico. Fin qui non c’è la notizia, visto che accade in tutti i centri storici italiani, città d’arte comprese. Ma a Como, chi sembra soffrire maggiormente sono proprio i negozi storici, attività che hanno superato anche gli anni della crisi più nera e ora calano le serrande. È accaduto a una storica cremeria del centro e, l’altro giorno, a un negozio di scarpe di via Cesare Cantù, con oltre 50 anni di attività.

Perché il commercio a Como continua a vivere sull’ottovolante? Lo abbiamo chiesto a tre autorevoli rappresentanti di categoria.
«Le ragioni delle chiusure sono molteplici – spiega Giovanni Ciceri, presidente di Confcommercio Como – C’è la questione del passaggio generazionale, quella dell’aumento degli affitti e il calo della redditività. Anche per questo abbiamo creato in Confcommercio “Il Circolo delle Storiche Attività Lariane”, un club dei negozi storici, per cercare di sostenerli anche negli adeguamenti normativi del commercio».

«I pubblici esercizi per proseguire l’attività si devono rinnovare periodicamente – aggiunge l’avvocato Ciceri, di recente nominato anche nel cda di Fondazione Fiera Milano – Anche la Regione aiuta in tal senso. La presenza di turisti, poi, non è così una manna per tutti i tipi di commercio».
«Ogni volta che chiude un negozio storico è come se morisse con lui un pezzo di Como – spiega il direttore di Confcommercio Como, Graziano Monetti – Oltre alle motivazioni indicate dal presidente, per una categoria di commercio, come può essere la calzatura o l’accessorio, la concorrenza con l’online è fortissima. Si entra nei negozi a provare le scarpe e poi si ordinano su Internet. Per il centro di Como il tema dei costi è poi nodale. Affitti, tassazione, burocrazia, costi del personale incidono sulla gestione delle attività e favoriscono le grandi catene e i franchising».

«Se si parla di negozi storici, il passaggio generazionale è spesso una delle cause principali delle chiusure. Non sempre le nuove generazioni sono disposte a lavorare così tante ore senza conoscere sabato e domenica – dice Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como – Su alcuni articoli, poi, le grandi catene hanno prezzi imbattibili per i negozi storici. Purtroppo, così, il centro si svuota di un certo tipo di negozi. Rimangono quelli per i turisti, ma non più quelli per i comaschi, che fanno shopping solo in periferia. Già i comaschi che abitano in centro sono rimasti pochissimi. È un tema che abbiamo sollevato anche in Comune e che un’amministrazione deve monitorare. I canoni di locazione in centro storico, poi, riducono i margini delle attività» conclude Casartelli.

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