Istanza respinta: i Pennestrì restano in carcere. Al vaglio sponsorizzazioni per centinaia di migliaia di euro

agenzia delle entrate como

Niente scarcerazione. Secondo il giudice per le indagini preliminari di Como, Maria Luisa Lo Gatto, Stefano e Antonio Pennestrì devono rimanere in cella. È stata infatti respinta, ieri, la richiesta che era stata avanzata dal legale dei due commercialisti, l’avvocato Giuseppe Botta. Una istanza che era stata presentata all’indomani delle ampie ammissioni che erano state fatte, in due interrogatori fiume, di fronte al pubblico ministero titolare del fascicolo, Pasquale Addesso. Lo stesso pm e il procuratore Nicola Piacente avevano dato parere favorevole alla concessione dei “domiciliari”. Eppure, nonostante questa apertura da parte della Procura, il Gip – che era stato anche il firmatario dell’ordinanza che aveva portato in carcere i due commercialisti – ha ritenuto che le esigenze cautelari fossero ancora sussistenti e garantite solo dalla detenzione in carcere.

Il giudice delle indagini preliminari ha invece accolto l’ultima istanza di domiciliari che era pendente, quella che era stata presentata dal legale di Stefano La Verde, funzionario della stessa Agenzia delle Entrate di Como che era stato ripreso durante lo scambio di una presunta “mazzetta” data da Stefano Pennestrì. Anche quest’ultimo era stato interrogato a lungo, per due giorni, ma evidentemente il contributo fornito è stato considerato più esaustivo visto che per lui le porte del carcere si sono aperte. Andrà ai domiciliari, con in più l’accorgimento del braccialetto elettronico per monitorarne gli spostamenti.

L’inchiesta della Procura, come è noto, si è ampliata ed è aperta su più fronti, ognuno in ulteriore espansione. C’è il filone principale, quello delle presunte tangenti pagate all’Agenzia delle Entrate per ottenere favori e sconti fiscali ai clienti dello studio Pennestrì, con molte imprese del Comasco sotto la lente d’ingrandimento. E poi c’è il fronte altrettanto ampio del “sistema Pennestrì”, ovvero presunte false fatturazioni – con società sportive di diversa natura e genere, anche della città di Como – da mettere sul piatto degli imprenditori per abbattere gli utili delle loro attività.

La guardia di finanza avrebbe anche documentato la «restituzione» delle somme di denaro in contante che venivano date direttamente nelle mani dei Pennestrì. Al centro dell’attenzione sono finiti ovviamente anche i contratti di sponsorizzazione di importanti aziende del territorio a società sportive. Basti pensare, ad esempio, che a una società calcistica dilettantistica – nel biennio 2017/2018 – erano state pagate fatture per cartellonistica, maglie da gioco e messaggi augurali di Natale, quantificate in oltre 170mila euro, cifra degna di club professionistici. A un’altra società sportiva dilettantistica della provincia era andata un po’ meno bene, avendo ricevuto – sempre in due anni e sempre per sponsorizzazioni – “appena” 100mila euro.

L’articolo completo sul Corriere di Como di mercoledì 7 agosto

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