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Il Cern mancato quasi 70 anni fa

di Lorenzo Morandotti

Il   prossimo  anno una triste ricorrenza “tonda”  per i comaschi, un aneddoto da ricordare, magari leggendo un saggio di Luciano Maiani e Romeo Bassoli edito da Mondadori, A caccia del Bosone di Higgs che dedica pagine alla vicenda. Nel 1952, ossia quasi 70 anni fa,  si è persa una grande occasione. Nella partita internazionale per il nascituro centro di ricerca sulle particelle subatomiche, il Cern poi insediato a Ginevra, c’era anche Como, la città del fisico Alessandro Volta. Si perse così   la possibilità di avere sul nostro territorio un centro di ricerca avanzato e di eccellenza, e importanti ricadute economiche.

Nel  verbale della seduta dell’11 gennaio 1952 del consiglio comunale  di Como si legge che l’assemblea  «apprezza l’onore e il privilegio che verrebbe alla città se fosse designata quale sede del Centro europeo per studi di fisica nucleare, ma considerata l’opportunità che detto centro sorga lontano dalle zone abitate è spiacente di non poter reperire un’area idonea nel suo territorio». Parole  da inquadrare nel contesto  storico in cui furono pronunciate.  Il secondo conflitto mondiale era terminato da pochi anni ed era ancora vivo in tutto il mondo il terrore generato dall’atomica di Hiroshima.  Come ricordano  Maiani e Bassoli, ci fu poi una forte presa di posizione contraria al Cern comasco da parte delle organizzazioni sindacali dei lavoratori tessili.

Forse si temeva che Como, mai bombardata nel secondo conflitto mondiale,  con il Cern sarebbe potuta diventare un  primario obiettivo bellico. Dubbi che non sfiorarono la neutrale e più lungimirante Svizzera: proteste ci furono anche a Ginevra ma con un referendum si decise per il sì  e  ebbero Cern, non  in città ma in   periferia. Peccato. Como avrebbe rappresentato un punto di riferimento mondiale.  Non si è dormito, da allora: nel segno di Volta sono nate tante iniziative scientifiche e tecnologiche che danno frutti tuttora, si pensi al centro ComoNext, anche se si è perso per strada il Politecnico milanese. Ma quel no a malincuore al Cern  rimane un ricordo  indelebile della guerra fredda a Como.

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