Il comune sul Casinò: «Il fallimento sarebbe lo scenario peggiore»

Campione d'Italia manifestazione ad un anno esatto dalla chiusura del Casinò

L’amministrazione comunale di Campione d’Italia, con in testa il sindaco Roberto Canesi, si schiera sempre più apertamente contro la volontà della Procura di Como di chiedere – con una seconda istanza che verrà discussa venerdì, firmata dal pm Pasquale Addesso e dal procuratore capo Nicola Piacente – il nuovo fallimento della società di gestione della casa da gioco.
In un comunicato giunto ieri in redazione, da parte (tra l’altro) di uno dei due soggetti fortemente creditori nel confronto del Casinò – assieme alla banca – viene scritto a chiare lettere che «sposare la tesi del fallimento resta per il comune di Campione d’Italia il peggiore degli scenari possibili». Una uscita che fa seguito alla presa di posizione delle minoranze (non compatta a dire la verità) che di fronte alla convocazione di una riunione per discutere la costituzione di un gruppo di lavoro che esamini gli scenari possibili dopo la revoca del fallimento, si sono chiamate fuori sostenendo come nessuna decisione dovrebbe essere presa prima di un pronunciamento da parte del Tribunale fallimentare di Como che, come detto, si riunirà venerdì. Secondo il sindaco, invece, «l’immobilismo difronte alle imminenti scadenze decisive per il futuro del paese non risponde adeguatamente alle responsabilità assunte di fronte alla popolazione».
Il comunicato in arrivo dall’amministrazione comunale dell’enclave italiana in Canton Ticino, sottolineava in apertura la «forte speranza» per «l’interesse del Governo» in merito alla «ripartenza del Casinò di Campione», dicendosi «sicuri di un concreto impegno delle istituzioni per la riapertura della casa da gioco». Una eventualità vista come «l’unica soluzione reale per restituire linfa al tessuto economico e sociale dell’intera comunità campionese». Rimane da capire tuttavia quale piano economico possa permettere di fornire garanzie di fronte ai giudici, tenendo presente che il buco cui si faceva riferimento lo scorso mese di aprile era di 175 milioni di euro, non proprio una piccolezza insomma.
E proprio questo enorme cratere aveva spinto la Procura di Como a decidere per la reiterazione dell’istanza di fallimento. Ricordiamo anche che sul tavolo dei giudici c’è la richiesta di congelamento dei beni del Casinò, per cui invece gli ex amministratori avevano chiesto di nuovo la disponibilità.

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