Il consiglio comunale si sposta in Tribunale

altIl sindaco di Bregnano è parte lesa. Imputati due dell’opposizione
(m.pv.) La questione era arrivata anche in Parlamento con una interrogazione dell’onorevole Nicola Molteni. Al centro dell’attenzione un presunto permesso richiesto in comune a Bregnano per autorizzazioni a stipare in un magazzino materiale definito dai detrattori «radioattivo». Nacque addirittura un comitato cittadino per dire «No», e la questione diventò fin da subito anche politica in quanto il capannone era del suocero dell’attuale sindaco (allora consigliere di minoranza) Elena Daddi.

La maggioranza di allora (Pdl e Lega) – oggi minoranza – arrivò a pubblicare volantini distribuiti in paese con la scritta: «Diciamo no alla radiottività a Bregnano… a breve (nel magazzino in questione, ndr) verranno impiegati e commercializzati materiali radioattivi… Vi ricordate la tragedia di Chernobyl? Vediamo di non fare la stessa fine». La questione ieri mattina è approdata in Tribunale a Como in quanto il sindaco di oggi, all’epoca querelò chi diffuse il volantino ritenuto diffamante. Quindi in aula da imputati sono comparsi l’allora assessore Luca Lo Cicero e il rappresentante della Lega in consiglio, Valerio Toppi. 

L’accusa è appunto quella di diffamazione a mezzo stampa. Fatto commesso nel giugno del 2013. Il sindaco ieri non ha accettato di risolvere la questione con una stretta di mano, chiedendo al contrario 150mila euro di risarcimento e le scuse pubbliche. Nel lungo elenco dei testimoni citati a processo figurano anche il prefetto e il viceprefetto.
«Non condivido che questioni politiche intasino il Tribunale già oberato di lavoro – dice l’avvocato della difesa, Simone Gatto – Non comprendo il fine di un processo che poteva risolversi con una stretta di mano tra persone per bene, quali hanno dimostrato essere i miei assistiti, rinviati a giudizio per aver contribuito con tutto il gruppo di Forza Italia e Lega Nord a informare i cittadini che all’epoca amministravano».
Di tenore opposto la replica della parte lesa: «Ho deciso di non rimettere la querela a fronte di semplici scuse come se nulla fosse successo perché non ho colto alcun segno di ravvedimento nè un atteggiamento di rincrescimento – dice il sindaco – Una stretta di mano non cancella l’offesa reiterata e protratta alla mia persona. Sarebbe solo l’opportunità di evitare un processo. La questione non è affatto di natura politica perché è stata offesa la mia reputazione e credibilità di madre, insegnante e persona impegnata per il benessere della collettività».

Nella foto:
La prima udienza si è svolta ieri mattina nel palazzo di giustizia di Como

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