Il dissesto del Casinò di Campione d’Italia: la Spa si accorda per una pena pecuniaria

Una veduta del casinò di Campione d'Italia

Prima decisione nell’ambito dell’indagine della Procura di Como sulle operazioni che portarono al dissesto del Casino di Campione d’Italia e a fatti che – come è noto – sono ancora aperti e in discussione.
Da una parte, di fronte al Tribunale civile di Como, pende la seconda istanza di fallimento presentata dalla Procura lariana, dall’altra c’è anche la vicenda penale che riguarda 17 indagati finiti di fronte al giudice dell’udienza preliminare.
In questo secondo filone, ritenuta responsabile di «illeciti amministrativi dipendenti da reato» che fanno capo agli enti, era finita con l’essere coinvolta anche la Casinò di Campione Spa per «non aver adottato modelli di gestione idonei a prevenire i reati commessi dai soggetti che rivestivano funzioni di rappresentanza, amministrazione e direzione della società», atti che permisero di nascondere una situazione ormai al collasso «protraendo l’attività della casa da gioco» oltre il dovuto. La società, nelle scorse ore, è stata dunque la prima a definire la propria situazione.
La Spa ha così raggiunto un accordo con l’accusa, presentando una domanda di applicazione della pena che è stata indicata nella misura finale pecuniaria di 12.360 euro. Accordo ratificato dal giudice che ha sottolineato come «l’ente abbia subito un aggravamento del suo stato di dissesto determinato dalla protrazione dell’attività senza le adeguate ricapitalizzazioni».
La Spa, dunque, esce di scena mentre in tribunale rimangono – a rispondere a vario titolo di 12 capi di imputazione – i 17 indagati, tra cui gli ex sindaci Roberto Salmoiraghi e Maria Rita Piccaluga. La Procura di Como (a firma del Procuratore della Repubblica, Nicola Piacente, e dei pm Pasquale Addesso e Antonia Pavan) nei mesi scorsi aveva presentato il conto a sindaci, politici e amministratori del Municipio e dell’ex casa da gioco finiti a braccetto nel gravissimo dissesto economico.
Debiti che avevano travolto non solo i tavoli da gioco ma anche il Comune affacciato sul Ceresio. Una storia che era iniziata con un esposto presentato dall’ex sindaco Salmoiraghi, che riguardava gli accordi economici tra Comune e Casinò, e che ha poi finito con il travolgere tutto e tutti, compreso lo stesso Salmoiraghi. Le contestazioni sono, come dicevamo, molto ampie e abbracciano un lasso temporale che va dal 2013 al 2018.
Nei giorni scorsi, in Tribunale a Como, si era aperta anche l’udienza preliminare.
Il Comune di Campione d’Italia, pur inviando in aula un proprio rappresentante legale, non si era costituito parte civile.
Potrà comunque farlo nella prossima udienza, fissata il 9 giugno, oppure potrà farlo in seguito a un eventuale rinvio a giudizio, e quindi di fronte ai giudici del dibattimento. Già, perché nessuno dei 17 indagati nella vicenda penale che aveva riguardato il Casinò di Campione ha poi scelto riti alternativi preferendo dunque difendersi in una eventuale udienza pubblica. Nessun altro patteggiamento insomma, nessun Abbreviato e nessun conseguente eventuale sconto di pena.

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