Il fenomeno Hikikomori in Lombardia. Dieci i casi nel comasco

L'immagine di una stanza di un hikikomori

Sono dieci i casi di Hikikomori nel comasco. Il numero di ragazzi finiti nel gorgo di questa sindrome che spinge i più giovani a isolarsi dal mondo reale cercando rifugio tra le mura dell’abitazione, è in crescita. I dieci casi in questione sono «quelli arrivati a noi come associazione – spiega Anna Abatematteo, coordinatrice Regione Lombardia dell’associazione nazionale Hikikomori Italia Genitori Onlus – ma sicuramente ce ne sono molti di più, tenuto conto che quasi giornalmente riceviamo richieste di aiuto». E in effetti, come raccontato nei giorni passati sulle pagine del Corriere di Como, in tanti passano per i presidi sanitari a partire dal Sant’Anna che da tempo monitora il fenomeno. «In Lombardia oggi sono invece 60 i casi che noi abbiamo attualmente sotto osservazione. La Regione Lombardia ha 4 gruppi territoriali di auto mutuo aiuto che si incontrano mensilmente alla presenza di uno psicologo volontario dove è possibile confrontarsi e supportarsi». Anche Anna Abatematteo, in Lombardia da diversi anni si è avvicinata alla realtà Hikikomori perché coinvolta in prima persona. «Mio fratello, ormai già da adulto, a 23 anni ha deciso di recidere i contati con il mondo e da un anno si è isolato, usando molto il pc. Per tutti noi, genitori e sorelle è stato uno choc iniziale ma dopo ci siamo resi conto che è necessario informarsi, capire ed è questo il motivo che mi ha spinto a impegnarmi. Per aiutare chi da un giorno all’alto si trova catapultato in una realtà difficile da gestire».

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