Il franco recupera qualche decimale sull’euro. La Bns conferma di volere una valuta più debole

L’euro arretra di qualche passo contro il franco svizzero, in una settimana caratterizzata soprattutto dalle dichiarazioni del presidente della Banca Nazionale Svizzera (Bns), Thomas Jordan, il quale ha spiegato la strategia dell’istituto centrale di Berna ribadendo la volontà di contrastare ogni possibile rafforzamento significativo della valuta elvetica sul mercato dei cambi.

«La Bns – ha detto Jordan martedì scorso nella conferenza stampa tenuta al termine della verifica trimestrale della situazione economica e monetaria, un appuntamento fisso nell’agenda rossocrociata – è intervenuta pesantemente negli ultimi mesi per evitare che il franco aumentasse ancora di valore. Abbiamo agito spostando grandi volumi perché un ulteriore rafforzamento del franco, la cui quotazione è già elevata, si sarebbe tradotto in ulteriori difficoltà per la nostra economia».

Nella fase più acuta della crisi del Coronavirus la moneta unica ha perso molto terreno nei confronti del franco, scendendo in qualche frangente anche sotto quota 1,05, la soglia giudicata «invalicabile» dalle autorità monetarie svizzere.

Che la Bns si fosse impegnata sul Forex per contrastare l’ascesa del franco era chiaro a tutti, visti anche gli andamenti dei cosiddetti “averi a vista” dell’istituto centrale elvetico (in calo soltanto all’inizio di giugno dopo essere saliti in modo incredibile nei mesi precedenti). Mai, però, erano stati forniti dettagli sulle operazioni effettuate.

Poi, come detto, è arrivata la conferenza stampa della settimana scorsa durante la quale Jordan ha pure lanciato un messaggio chiaro al mondo politico confederato: una sorta di richiesta di maggiore indipendenza, necessaria – a detta del presidente della Bns – per fronteggiare le conseguenze della crisi Covid. In sostanza, Jordan ha chiesto al consiglio federale di non battere cassa. Se si togliesse alla Bns anche soltanto una parte dei suoi mezzi finanziari, si intaccherebbe la capacità di controllare l’inflazione e, soprattutto, di contenere l’apprezzamento del franco. Con le conseguenze che tutti conoscono: a partire dalle difficoltà nelle esportazioni.

Le dichiarazioni di Jordan non hanno comunque impedito al franco, nell’ultima settimana, di guadagnare uno 0.8% nei confronti dell’euro. La chiusura della settimana dei cambi è stata fissata infatti a 1,06445, contro l’1,07202 di 10 giorni fa.

Secondo molti analisti è impossibile fare previsioni a breve termine, ma le parole di Jordan e la scelta di non variare gli interessi negativi sui depositi fanno pensare che le oscillazioni saranno comunque minime. Oltretutto, sempre a detta degli esperti, il tasso d’interesse stabilito dalla Bns rimarrà probabilmente invariato ancora molto a lungo.

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