Il franco svizzero vola verso quota 1,10. Attesa per le mosse della Bns a Berna

Franco Svizzero

Una marcia lenta ma progressiva, al momento in apparenza inarrestabile. Come un razzo lunare, il franco svizzero conquista giorno dopo giorno spazio e valore sull’euro, avvicinandosi al limite di 1,10, superato il quale – dicono gli esperti – si innescherebbe una rapida discesa verso la soglia tecnica e psicologica della parità.
Venerdì, durante le ultime contrattazioni della settimana, la moneta elvetica ha toccato il massimo da due anni nei confronti dell’euro: 1,1013, una quotazione che – a trend invertito (ovvero con l’euro in risalita) – non si vedeva dal luglio del 2017.
In chiusura, il franco si è poi assestato a 1.10155, il valore comunque più basso dell’anno.
La corsa della moneta rossocrociata ha ripreso vigore nelle ultime settimane. Il 5 giugno scorso era arrivata a quota 1,11 scatenando le forti preoccupazioni delle imprese svizzere, sfavorite da una valuta troppo forte. Andando ancora più indietro, a metà aprile, il cambio era a 1,14. Da lì in avanti è stato un continuo rafforzarsi del franco sull’euro e, stando a quanto prevedono gli analisti, non è ancora finita.
Una rapida scorsa a vari siti di analisi macro-economiche conferma la tesi di un franco sempre più solido, almeno di qui alla fine dell’anno. Poi qualcosa potrebbe cambiare, soprattutto in relazione alle politiche economiche degli Stati Uniti in vista dell’appuntamento elettorale di novembre 2020.
Il cambio euro-franco svizzero continua comunque a esprimere una dinamica a favore della valuta elvetica. «Il rafforzamento – ha detto al Corriere del Ticino Bruno Chastonay, consulente finanziario di Lugano – avviene in concomitanza per il franco e i metalli preziosi, riportando in auge il discorso dei beni rifugio».
Il tutto si lega – naturalmente – all’andamento dei mercati, alla forza del dollaro e agli scenari internazionali. L’esperto è però convinto che la situazione politica ed economica non sia così negativa e afferma che questa corsa ai beni rifugio potrebbe rallentare, riportando quindi il rapporto euro-franco entro fine anno su livelli diversi da quelli odierni, attorno a una quota fra 1,15 e 1,18.
L’economia, si sa, non è una scienza esatta. Una cosa però, in questo frangente, appare chiara a tutti. L’attore principale della vicenda, ancora una volta, è la Banca Nazionale Svizzera (Bns), che ha più volte detto (senza però, al momento, agire in modo determinato) di voler frenare in qualche modo la corsa della moneta elvetica anche per «neutralizzare la concorrenza valutaria dei Paesi» della zona euro.
È evidente che l’azione della Bns deve comunque andare al di là del mantenimento dei tassi d’interesse sottozero. Le turbolenze mondiali sono tali che anche in presenza di condizioni negative, gli investitori preferiscono tenere in banca franchi.

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