Il futuro del cinema sul Lario dopo la tempesta del virus

Cinema Astra

Prima dell’emergenza virus la situazione delle sale cinematografiche a Como offriva un multisala da 9 schermi a Camerlata, un monoschermo in attesa di sapere il proprio destino (il Gloria di cui l’Arci Xanadu vuole rilevare la proprietà con una sottoscrizione popolare), un altro monoschermo chiuso (l’Astra), ma con qualche speranze di riapertura. Più, fuori concorso ma appeso sul capo dei comaschi come una spada di Damocle, l’ex cineteatro Politeama di piazza Cacciatori, ereditato all’82% delle quote dal Comune con vincolo che ne rimanga la gran parte consacrata a scopi culturali.
Nel conto mettiamo anche, alle porte di Como, ossia a Montano Lucino, un altro multisala, l’Uci con 11 schermi.
Come è noto la pandemia ha rivoluzionato forse in modo radicale la modalità di fruizione degli audiovisivi. Il palcoscenico è lo schermo domestico, della tv o del computer. Come ci si prepara alla “fase tre” visto che nella “due” partita ieri di riapertura delle sale non si parla? Tutti gli esercenti si trovano a che fare con il distanziamento sociale che impone, a conti fatti, un dimezzamento delle capienze e anche più rigore negli impianti di condizionamento.
«Il settore dell’entertainment dovrà garantire sicurezza e comodità, unendo intrattenimento e ristorazione» ha dichiarato recentemente al nostro giornale Paolo Petazzi, amministratore di Cinelandia (gestisce una settantina di multisala tra cui quelli di Arosio e Camerlata) che immagina spazi ricreativi da abbinare alle sale. Lo scenario è in divenire, in attesa di regole certe. Quel che è certo è il cambiamento in tutta la filiera, che imporrà scelte in direzione della qualità: molte case di produzione progettano già di far uscire i prossimi titoli in contemporanea in sala e sul web. Quindi le sale rimaste dovranno essere più attraenti e specializzate se vogliono sperare di sopravvivere. E qui il Gloria, che ha già un suo pubblico motivato da scelte di qualità su cui contare, parte paradossalmente avvantaggiato pur immerso nelle difficoltà di una impresa eccezionale come l’acquisto della sala che la proprietà metterà in vendita alla scadenza del contratto di affitto.
Rimarrà la carta del cinema all’aperto estivo, con le dovute distanze ma con le sedie, perché i drive in di cui si è iniziato a immaginare un futuro possibile anche per Como (in tutti gli Usa ce ne sono 400) richiedono costi importanti a cominciare dalla larghezza dello schermo, circa 20 metri contro i 4 o i 6 di uno schermo normale, e non tutti potrebbero permetterseli. E poi vuoi mettere il tv e il divano di casa con il parabrezza sporco e l’audio che esce dallo stereo della macchina? Comunque andrà, il cinema inteso come macchina dei sogni è duro a morire: è sopravvissuto a tv, vhs, dvd e coabita con il web. Staremo (letteralmente) a vedere.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.