Il giudice sulla discarica di Oltrona: «Situazione di gravissimo pericolo»

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«Rifiuti abbandonati in una situazione di gravissimo pericolo per la salute pubblica». Scarti che «risulta siano anche stati dati alle fiamme dolosamente». Sono questi i motivi che fanno ritenere (al giudice delle indagini preliminari di Torino) la situazione di Oltrona San Mamette quella «più clamorosa» dell’intera inchiesta che questa settimana ha portato alla maxi operazione che ha coinvolto Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia. Un intervento condotto dal Noe di Milano con 200 militari (compresi quelli dei comandi provinciali) che hanno eseguito le sedici ordinanze emesse dal Tribunale di Torino per traffico illecito di rifiuti e discariche abusive.
Gli indagati avrebbero smaltito in modo non regolare 23mila tonnellate di rifiuti provenienti dal Nord Italia. Nove i capannoni industriali sequestrati, tra cui quello di Oltrona. Tra gli indagati pure un 31enne di Fenegrò, che è stato colpito dalla misura cautelare dell’obbligo di firma tutti i giorni della settimana. L’uomo, al momento del blitz dei carabinieri nella struttura (che risale al 10 febbraio del 2018), era stato trovato sul posto assieme ad altro uomo, pure lui indagato.
All’interno del capannone furono trovati oltre mille tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da carta, plastica, cartone, scarti tessili ed altro, in gran parte già sottoposti al compattamento per ridurne il volume. «Il sito utilizzato come discarica – scrivono i giudici di Torino che hanno firmato l’ordinanza – era privo di ogni autorizzazione ambientale», e nemmeno furono trovati «documenti che consentissero di individuare la provenienza dei rifiuti e i responsabili dello smaltimento». Il 31enne riferì in quella occasione di essersi interessato all’acquisto del capannone di Oltrona San Mamette, ma di avervi poi trovato dentro i rifiuti. Proprio per questo motivo, a suo dire, si procurò i mezzi meccanici necessari per sgomberare i locali. I magistrati piemontesi invece ritengono il contrario, ovvero che dietro quella discarica abusiva ci fosse proprio il 31enne con il complice, ovvero i due che quel giorno vennero trovati sul posto dai militari dell’Arma.

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