Il lago come via di fuga: il killer è scappato in barca

altIl delitto della pista ciclabile Dopo il fermo del pescatore di Domaso
È una delle ipotesi al vaglio: l’arma sarebbe in fondo al Lario

Sul fronte delle indagini, nei due mesi trascorsi dal delitto di Alfredo Sandrini (40 anni di Sorico) non è stato tralasciato nulla. Ogni particolare è stato verificato dai carabinieri e dalla Procura di Como (pubblico ministero Mariano Fadda). Tanto che anche sull’ipotesi della via di fuga percorsa dal sospettato – Franco Cerfoglio, 38 anni, pescatore di Domaso che nega ogni addebito – l’idea sembra essere piuttosto chiara. Il presunto assassino, infatti, sarebbe giunto sulla pista ciclabile

che da Domaso conduce a Gera Lario (luogo in cui sapeva sarebbe passato Sandrini in bicicletta) addirittura via lago e con la sua barca. Non ci sono dati certi, su questo punto, ma la pista sembra essere plausibile per più motivi. Prima di tutto, via lago il killer non avrebbe corso il rischio di lasciare tracce. Secondo, la barca sarebbe servita subito dopo il delitto per prendere il largo e gettare l’arma nelle acque profonde del Lario. Rendendo dunque impossibile il suo recupero. Per verificare l’ipotesi, gli inquirenti hanno fatto più tentativi con barche simili a quella del pescatore, per controllare la possibilità di attracco nel punto della pista ciclabile scelto per l’agguato. E le prove, tutte documentate con filmati, hanno dato esito positivo nel senso che l’attracco è risultato possibile anche abbastanza comodamente, senza intoppi dettati dal fondale del lago. Tra l’altro, nel punto in questione, esistono anche arbusti e ripari utili eventualmente a nascondere la barca, sempre ammesso che ce ne fosse stato bisogno visto che la pista ciclabile in quel punto è completamente buia. Del resto, in uno degli interrogatori cui è stato sottoposto dal magistrato in questi due mesi prima della richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere (eseguita appunto giovedì mattina) il sospettato ha ammesso di essere salito sulla sua barca, ma solo perché nel punto convenuto per incontrarsi con Sandrini – il parcheggio dell’Ostello della gioventù – aveva notato una persona con una torcia scambiata per un carabiniere. E dunque, dovendo saldare un debito di droga, non gli pareva conveniente compiere il gesto di fronte ad un militare. La spiegazione fornita dal Cerfoglio non è ritenuta esaustiva: come mai infatti, pur stando in barca e nei pressi della pista ciclabile, non vide passare Sandrini? Siamo a Domaso, tra l’altro, e non a New York, incontrarsi non è cosa impossibile. Soprattutto dopo una serie infinita di contatti telefonici come dimostrato dai tabulati. Da qui l’ipotesi dell’accusa: tutte quelle telefonate altro non erano che un modo per attirare la vittima in un tranello, usando sì la barca ma solo per approdare nel punto dell’agguato e poi allontanarsi senza dare nell’occhio.

M.Pv.

Nella foto:
I carabinieri perlustrano le rive del lago nel punto dell’omicidio: sono state provate anche manovre di attracco per verificarne la fattibilità

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