Il lato virtuale della crisi di governo: il racconto in Rete dei parlamentari comaschi

Palazzo Chigi

Nel mondo che vive di comunicazione (e di suggestioni emotive) in tempo reale, quali “informazioni” arrivano agli internauti comaschi dai loro rappresentanti in Parlamento?

Abbiamo provato a navigare dentro le pagine social dei deputati lariani per scoprire il lato virtuale della crisi. E le sorprese non sono mancate. A partire dallo strano “silenzio” dei leghisti, poco inclini in questa fase a lanciare messaggi più o meno incendiari dal Web.

Il ministro Alessandra Locatelli, ad esempio, dalla sua pagina Facebook si è sinora limitata a condividere le dirette e i manifesti del leader Matteo Salvini. Nient’altro. Più o meno lo stesso ha fatto Eugenio Zoffili, deputato di Erba, che lunedì ha prima suggellato con un breve commento – «Paura del voto degli italiani??? Dal governo del cambiamento al governo dei perdenti: #primalepoltrone» – un manifesto della Lega e poi fotografato l’ultimo sondaggio di Termometro politico con la «Lega salda al 36,6%». I commenti, in questo caso, sono stati all’insegna del dubbio e dello scoramento: «Purtroppo non si voterà» (Salvatore), «X fare che è tutto inutile» (Francesco), «E intanto governano gli altri…» (Stefano), «Nel frattempo ci ritroviamo con i 5S e il Pd…» (Ariberto), «Ho paura che nel 2023 saranno molto diversi…» (Sergio).

Nemmeno una parola sulla crisi dal sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, la cui attenzione è stata invece puntata sul lavoro al Viminale e sui risultati a suo dire raggiunti dalla Lega e da Salvini in questi mesi. Il 24 agosto, Molteni ha scritto su Facebook: «Sono molto orgoglioso del lavoro fatto. Ci impegneremo fino all’ultimo giorno con serietà per il nostro Paese e il nostro territorio». Tradendo forse la consapevolezza di un’avventura quella governativa – al momento destinata a interrompersi.

Molto più loquace, com’è nel suo stile, e unico tra i leghisti a parlare della crisi in modo diretto, è stato invece Claudio Borghi Aquilini, deputato e presidente della commissione Bilancio e Tesoro a Montecitorio. Su Twitter, ieri, Borghi ha difeso il suo leader – «È un po’ difficile che la scelta di Salvini mi abbia spiazzato quando anch’io (ultimo tra i dirigenti di partito) gli ho consigliato di chiudere esattamente tre giorni prima di quando l’ha fatto» ma ha anche ammesso di essere rimasto spiazzato dall’evolversi della crisi: «Io mi stupisco di come la gente si faccia del male. Si fosse andati subito alle elezioni il M5s aveva una comoda campagna a base di “hanno traditohhh”. Non era vero ma forse funzionava. Il Pd aveva una comoda campagna a base di “Hanno fallitohhh”. Idem come sopra. Invece, boh…».

E invece, sembra che stia andando diversamente. Come spiega Chiara Braga, deputata del Pd impegnata da giorni a scrivere un pezzo del programma del nuovo governo, che ieri su Facebook non ha rinunciato a pestare duro sul futuro alleato Luigi Di Maio: «Il Partito Democratico ha lavorato e continua a lavorare unito su programma che sia davvero di svolta: #svilupposostenibile #lavoro #investimenti #scuola #salute #diritti. Noi siamo pronti a confrontarci su questo. Ultimatum e ambizioni personali di Di Maio fanno solo danno: ora a prevalere deve essere per tutti l’interesse del Paese».

Dal canto suo, il parlamentare pentastellato Giovanni Currò dice di fidarsi soltanto del premier uscente e apre all’alleanza con i Dem: «È determinante trovare un interprete imparziale e garante di un programma che veda al centro i contenuti per l’Italia. Quale miglior interprete se non l’avvocato del popolo Giuseppe Conte? Ciò non significa concentrarsi sui nomi (Giuseppe ne ha uno soltanto) ma significa trovare un uomo super partes capace d’individuare al meglio i punti di caduta nei confronti politici. Se fino all’8 agosto ci è riuscito con la Lega, non vedo come non possa riuscirci con grande prestigio anche con il Pd; del resto anche in questi giorni di G7 ci rende sempre più orgogliosi di essere italiani».

I toni più duri, in assoluto, sono quelli utilizzati da Alessio Butti, deputato di Fratelli d’Italia, che ieri ha lanciato strali davvero pesanti dalla sua pagina Facebook: «Siamo al meretricio politico senza ritegno. Il centrodestra vinse le politiche del 2018 senza conseguire la solida maggioranza parlamentare in grado di garantire numericamente un eventuale governo. La soluzione sarebbe stata quella del ritorno al voto. Invece Lega e 5 Stelle, dopo essersi ripetutamente insultati non solo in campagna elettorale, diedero vita a un compromesso al ribasso tra due forze antitetiche tra loro. Ora, dopo poco più di un anno, i 5 Stelle, che in caso di voto vedrebbero ridotta ad un terzo di quella attuale la propria rappresentanza parlamentare, vogliono partorire un governo con la sinistra del Pd. Fino all’8 agosto Partito Democratico e 5 Stelle erano acerrimi nemici. Quella dei 5 Stelle – conclude Butti – non è duttilità politica, né versatilità. Siamo alla prostituzione politica, al meretricio senza ritegno».

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